istruzioni per quando ci si ritrova sepolti vivi

Jindrich Streit

 

A tutti può capitare di ritrovarsi sepolti vivi, vuoi per un disguido, un equivoco o un disegno di qualcuno che non ci vuole bene, compresi noi stessi. Quando ci si ritrova sepolti vivi è importante restare calmi e pensare che ci sono molte cose che si possono fare. Innanzitutto tastate con le mani intorno a voi, qualcuno potrebbe aver provveduto ad installare da qualche parte un pulsante di sicurezza, e colui che a tutti era parso un folle allucinato diventerà la vostra salvezza. Se non lo trovate intanto prendete atto che quello dove siete è un rifugio sicuro e irraggiungibile, non dovrete temere nessuna guerra da lì, e se avete problemi con la giustizia nessuno vi troverà mai. È un pensiero assurdo, ma alla mente certi pensieri insensati spesso risultano adeguati, perché la mente ha delle regole sue con le quali è in grado di costruire realtà che non fanno parte di questo mondo. Proprio per questo la procedura prevede che cerchiate intanto di capire se è solo la vostra testa ad essere sepolta quando in realtà il vostro corpo se ne sta tranquillamente a prendere il sole da un’altra parte, che sia solo paranoia cioè, e nel caso potreste considerare l’eventualità di un risveglio, perché checché se ne dica il famoso potere della mente è ben poca cosa se il corpo non è in grado di assecondarlo, almeno fintantoché state in questo mondo.
Dovete evitare di pensare al futuro, al contrario pensare al passato può servire, un po’ come guardare la televisione, bisogna pensare che a qualcuno possa venire in mente in qualche parte del mondo che tu sei lì sepolto vivo e che allarmi tutto l’allarmabile per venirti a trovare ed è necessario altresì essere fiduciosi del fatto che sia creduto. Perché la speranza non venga meno occorre individuare degli appigli o incidenti nella vita che continua sopra di voi che possano portare anche solo per pura fortuna a scoprire la vostra condizione. Pensate a tutte le persone che conoscete, anche quelle che avete incontrato una sola volta, e cercate di capire, di intuire o di inventare un qualche motivo per cui qualcuno di loro possa venirvi a cercare, e attaccatevi a questa idea come un lupo che ha fame, e arredatela al meglio nella consapevolezza che spesso la realtà risulta di gran lunga molto più appagante della fantasia.
Del resto quante volte siete stati sepolti vivi dentro un’idea impossibile, quante volte avete provato l’impotenza di parlare a qualcuno che non voleva sentire, quanti sogni avete fatto senza alcuna possibilità che fossero altro che sogni dai quali scappare. Convincetevi che la situazione in cui vi trovate non è poi così distante dalla precedente, e se prima non ve ne siete accorti adesso vi verrà più facile mettere a fuoco che un po’ di terra piovuta da un badile non può fare una gran differenza. La vostra vita è sempre stata scandita da galere e sepolture. L’esistenza è una prigione e da quando siete nati siete sempre stati aggrappati alle sue sbarre. E prima ancora tutti siamo stati sepolti in una pancia. È questione di abitudine, ci si abitua a tutto. Il mondo stesso, i pianeti e anche tutto il cielo è imprigionato dentro le sue leggi, e non ne può uscir fuori. Avete mai sentito urlare una stella disperata?
Uno dei metodi che ho individuato per tenere lontani i pensieri cattivi è quello di mettersi a contare senza porsi un numero finale, una meta, ma lasciarsi trascinare verso l’unica destinazione possibile dell’infinito. Un’altra cosa bella da pensare è realizzare che appena due metri sopra di voi c’è la vita con tutte le sue storie e i suoi colpi di teatro, potete immaginarvele camminare e recitare sopra di voi e valutare che se ne siete due metri sotto tutto sommato non è poi la fine del mondo, pensate a due innamorati quando stanno lontani centinaia di chilometri, e per voi non sono che due metri soltanto.
Essendo al buio non vi sarà difficile immaginare una notte stellata e pensare alla grandezza dell’universo, e a quanto poco interessi all’universo della vostra angoscia, della vostra piccola storia di sepolto vivo, e rendetevi perciò conto di essere già qualcosa di inesistente per l’universo, e che in fondo lo sareste lo stesso inesistenti anche se foste due metri sopra. Questo è un pensiero che verosimilmente avrà già segnato i momenti più critici della vostra esistenza sopra la terra, ma fatto sotto può essere molto utile. Quindi restate il più possibile con i vostri pensieri e le vostre trepidazioni miliardi e miliardi di anni luce lontano, in quella parte di eternità dalla quale è difficile ricordarvi di essere sepolti vivi.
L’unica cosa che potete fare è pensare, sì potreste anche urlare ogni tanto, ma solo per scaricare tensione, che non si è mai visto che uno urla da sottoterra e lo sentono. E allora pensate, pensate. Pensate che se siete sepolti vivi è perché probabilmente vi hanno creduto morti, per cui come siete morti una volta potreste in breve tempo morire una seconda, potrebbe trattarsi di un ritorno alla vita temporaneo, beffardo ma in questo caso risolutivo, e anche questo è un pensiero che può aiutare.
Un altro trucco è immaginare che vi state svegliando da un brutto sogno, ma aspettate a svegliarvi, continuate ad aspettare fin che potete, sognatevi il vostro brutto sogno senza schiacciare mai il pulsante del risveglio. Mai perdere la speranza, mai pensare all’aria che verrà meno, piuttosto inventarsi storie di mare o di aperta campagna, o di volare nel cielo. Come le ballerine catturate dai quadri, dovete solo dipingervi una scena intorno.
Ma una cosa che dovrete assolutamente fare sarà immaginarvi il mondo che verrà, perché è molto probabile che sarà proprio come voi lo volete. Siete come un astronauta sepolto nella sua capsula spaziale ma destinato a un altro mondo probabilmente meraviglioso. E quindi immaginatevi di fare l’amore in ogni posto del mondo, con ogni donna e uomo del mondo, in ogni piega del mondo e in fronte ad ogni paesaggio del mondo, con tutte le parole e i silenzi del mondo. Anche se il mondo non sarà più questo.


luglio sexy

luglio sexy

 

Adesso che siamo coetanei possiamo dircela la verità, non mi sei mai piaciuta, vai in giro a dire che ti amo e intanto istruisci i fianchi contro le mie mani mi guardi come se avessimo fatto l’amore dentro un’edicola ma non sei niente per me, e quelle piantagioni di idioti che hai messo sotto il divano è solo la storia di un bacio disumano che non si lascia raccontare, c’è profumo di chiuso nei tuoi occhi che mi guardano perché il tempo non è passato nell’ultima mezzora, in questa casa c’è troppa gente che non sei tu e c’è tutto agosto per darsi da mangiare, ci sono teschi per terra da prendere a calci e la vista sulla discarica di sperma quella dove ti ho trovato, e le mie urla porno che divampano dal grammofono, in questa casa non c’è un’ultima volta da quando l’ultima volta ti ho riempita di chiodi, ti ho fatta rotolare giù dalle scale ma niente ho ritrovato il tuo grugno nella piscina vuota, davanti a te mi addormento in piedi per sognare ghiacciai ricoperti dalla sabbia del deserto, e riguardo con tristezza il documentario della mia vita che brucia nel proiettore, non rispondo della mia posta infetta e sto sempre al cimitero per adorarti nel ritratto della mia bisnonna, ma essere il tuo cosmogenito non era il mio progetto, piuttosto era toglierti il tappo e lasciarti volare per la casa prima di vederti infilare una finestra aperta e perderti in quell’anastilosi di stelle che è la tua notte, torno nel mio buco a pensare che mi stai pensando, e i suoni languidi delle notifiche mi sfiorano ovunque anche se tutto è spento.



(Questa è una non poesia ispirata dalle cose che non ci sono in casa ma ancor più dalla mia bambola gonfiabile.)

qui il mio calendario sexy


il bell’incompiuto che sarei io

livigno

 

Quando ero piccolo mi piacevano quelle più grandi, diciamo le ventenni, adesso i miei gusti non sono cambiati, mi piacciono ancora le ventenni, è solo cambiato il punto da dove le osservo, ma io resto coerente. Non so cosa c’entra questo ma era per iniziare. E’ un periodo che partono dei discorsi nella mia testa e poi si fermano, io so che vorrebbero atterrare da qualche parte e riesco benissimo a far finta di non sapere dove. Allo stesso modo mi succede che mi arrivano all’improvviso le parti finali di un ragionamento, le conclusioni, senza che riesca a capire da dove erano partite, quali ne erano le premesse. È come se guardassi le cose o dall’alto o dal basso, o dall’inizio o dalla fine, il mezzo busto o le gambe.
Ieri mattina qualcuno mi ha svegliato, ed era un’idea. Erano le otto, dormivo da appena due ore e questa idea se ne è arrivata da non so dove senza nemmeno che la stessi cercando. C’è questa iniziativa di Giulio Mozzi che raccoglie poesie per farne un ebook, e il tema è Le cose che ci sono in casa. Io non sono un tipo partecipativo e non ci pensavo per niente, e nemmeno mi piace l’idea di scrivere poesie per un cavatappi o un posacenere o una maniglia della finestra, cosa che sembrerebbe inizialmente bizzarra e quindi creativa, in realtà mi fa ricordare il mio maestro delle elementari che era molto più creativo. Però arriva questa idea alle otto del mattino e mi sveglia, e mi dice che tra le cose che ci sono in casa c’è anche la bambola gonfiabile, e io non riesco più a dormire. Non che in casa mia ci sia realmente, sebbene conoscendomi potrei anche averla nascosta in passato senza ricordarmi più dove, ma mentre sono ancora nel letto mi viene in mente che in tutte le case c’è una bambola gonfiabile, tutti ce l’hanno una bambola da riempire dei loro risvegli monchi, delle loro attese senza ritorno, delle lacrime non piante. Un po’ come l’amico immaginario, solo in versione erotica sentimentale. In quale casa non c’è una persona che non si vede, fatta solo dell’evanescenza dei sogni, un fantasma col quale travestirsi da fantasma per passare le serate ricoprendolo di parole a salve mentre fuori continua a piovere sotto il lampione? La bambola gonfiabile è il tu di ogni poesia, è la musa che ci racconta la nostra vita per farcela sembrare meno impossibile. Col tempo arriviamo a perfezionare il nostro modello di bambola, a pretendere quello più costoso con il calore della pelle regolabile per ogni frangente della nostra allucinazione, costruiamo pensieri perché lei li possa pensare così che innamorati dei suoi pensieri ce la portiamo anche fuori a cena convinti che sia così vicina alla realtà da poter ingannare anche gli altri.
Piacendomi l’idea, e ormai sveglio, decido che scriverò qualcosa, oltretutto farsi notare da uno come Giulio Mozzi è sempre una buona cosa, però poi vado a leggere alcune delle poesie già inviate sul suo blog ed erano proprio brutte così ho deciso di non mandargli la mia. E per non sprecare gli appunti e tutti i pezzi di viscere che erano rimasti sparsi nella mia testa ho pensato di farne comunque una poesia nella forma del mio calendario. Non è ancora pronta la metterò nei prossimi giorni, che non è che uno si sveglia al mattino e scrive una poesia, è un po’ più complicato e ci vuole tempo, bisogna masticare digerire vomitare scattare delle foto parlare da soli sperando che la bambola risponda, gonfiarla sgonfiarla e metterci un po’ di enigmistica. Quindi quando vedrete il mio prossimo luglio sexy pensate alle vostre bambole gonfiabili, e per convincervi meglio che si tratta di poesia e farne dei versi dovrete solo interrompere le righe a un certo punto prima che arrivino in fondo, cosa che io non faccio ma che potete fare voi, non importa dove, come viene meglio all’occhio più che altro, perché la poesia è sì un problema anche di metrica ma soprattutto credo di ipnosi, seduzione e di vocabolario sensoriale, la metrica sta nel ritmo emotivo delle immagini e del linguaggio, gli accenti e il numero delle sillabe si posizioneranno poi da soli se le orecchie e qualche altro organo funzionano. Tutto questo è effettivamente abbastanza sexy. E mi fa pensare che le mie riflessioni a metà sono un po’ come i versi che per poter diventare poesia non arrivano in fondo alla riga, e lasciano quel po’ di vuoto bianco che ti fa credere che c’è altro, entro cui puoi sperare ancora, e così allora penso anche che mi piace essere sconnesso e mutilato e incompiuto e anche sollevato dall’obbligo di trovare una relazione tra le macerie del mio corpo.
E infatti questo bel discorso non spiega cosa c’entri il fatto che mi piacciono le ventenni, forse era solo per dare un’età alla bambola o meglio ancora un vago sapore d’illusione all’aria che la gonfia, o accarezzare quel mio sentirmi sempre fuori posto, o troppo piccolo o troppo grande, sempre troppo qualcosa, non so, di solito gira e rigira arrivo a una qualche conclusione e i conti riesco a farli tornare, ma ora niente, e se prima era servito per iniziare adesso mi serve per finire, e questo intanto me lo faccio bastare. Come la bambola, appunto. E forse è quello il nesso. È solo uno dei tanti pensieri a metà, delle tante mie vite a metà, fatte di aria a volte rarefatta come quella dei tremila metri sopra cui far penzolare un piede.


l’assassino non aveva la barba

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Stamattina mi sono successe due cose, la prima è che appena sveglio mi sono fatto la barba, cosa che tutte le persone normali fanno ma a me non era mai capitato, faccio la barba quando capita e mai al mattino, piuttosto a notte fonda, chiedete ai vicini che quando sentono il mio rasoio che sbatte sul lavandino ormai non si allarmano più, niente è solo il pazzo che si fa la barba dice lui alla moglie, ma sono le tremmezza dice lei, domani gli parlo io dice lui, e continuano a dormire. La seconda cosa è che esco prendo la macchina e dopo una curva un uccellino mi saltella improvvisamente davanti, io non posso più fare niente ma so che gli uccellini fanno così si divertono a scappare via dalle macchine all’ultimo momento. Guardo nello specchietto per vedere che non è rimasto niente sulla strada invece una cosa nera è là per terra immobile, non è possibile, tentenno e non riesco a fermarmi subito, quando posso accostare sono lontano quasi un chilometro e comincio a camminare veloce, e perché veloce poi, mica posso chiamare un’ambulanza, sento il peso della colpa su tutto il mio futuro, penso allo stormo che lo aspetta per le sue evoluzioni e che oggi chiude per lutto, cammino contromano e penso che dovrei scrivere qualcosa su questo pensare contromano, e che non scheggerà più le foto dei turisti, perché gli è venuto in mente di fare quel gioco proprio con me, io che sono un assassino, non sono normale io, tanto più così sbarbato, forse non sapeva giocare a volte se non sai giocare muori, e l’assassino si fa sempre la barba prima di uccidere. Quando arrivo alla curva rallento il passo, c’è una cosa nera in mezzo alla strada, e adesso si muove, è l’ala e il vento che beffardo la fa ancora volare, ma il resto è schiacciato sull’asfalto, come posso guardare il mio delitto così in faccia, guardare la sua vita a cosa sarebbe stata senza quel boia che ha l’identikit del mio viso, crudelmente sbarbato e triste, non sembra nemmeno più un uccellino, passare sotto la mia ruota lo fa sembrare quasi una foglia, mi avvicino ancora, sembra una foglia, la gente mi guarda in mezzo alla strada girare intorno a una foglia, pensano che non sono normale, adesso lo vedo bene, è una foglia, faccina che sorride, respiro, una macchina mi suona ma io respiro, un uccellino sta volando in qualche cielo, e anch’io in qualche cielo sono una persona normale.


giugno sexy

 

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La pioggia mi sorprende mentre immagino il tuo viso che si riempie di nuvole e morbillo, ho l’ombrello piantato nel petto e tu a spruzzare latte per le strade mi guardi come un cane che ha le piaghe e allora girami dammi un altro sfondo per morire, devo trovare un paracarro per legarci le mie idee devo sapere quello che stanotte ha sognato il mio computer, mangio la verdura sputo la verdura e mi rigiro nella tomba sgonfio di poesia, la notte scendo prendo nota delle targhe e spero di inciampare sulla tua scatola nera che appena la trovo la sotterro perché cresca l’amore, ma intanto ti dico e te lo dico con un dito che questo è un invito ufficiale a non amarmi mai, solo vieni a raccogliere le alghe che mi galleggiano dentro.

calendario sexy


amori possibili

occhio

 

In attesa di riuscire finalmente a dire qualcosa che spacca, qualcosa di importante che prima o poi dovrò pur trovare il coraggio di dire, ho pensato di innamorarmi e adesso vi dico di chi, anche se temo sia una storia senza futuro, o almeno che il futuro è troppo piccolo per noi perché so già quando la nostra storia finirà, e sarà dopo che avranno trasmesso l’ultima partita dei mondiali. Lei è una brasiliana e l’hanno presa per fare la sigla dei mondiali. Lo so la sigla dei mondiali è un cartone animato e quello è un problema effettivamente, ma io confido sul fatto che l’amore trionfa sempre e supera qualsiasi ostacolo. Le partite non le guardo ma mi presento puntuale per vederla in quei due secondi, quando compare sulla spiaggia mentre gioca a footvolley. Lei fa due saltelli e ha una classe nel saltare che mi ricorda qualcosa, e infatti è più bambina che sensuale, e lo fa con delle gambe che sembrano disegnate ma flessuose che uno immagina odorare di onde e papaya. In quelle sue movenze io ci vedo quell’attaccamento a un sogno che esclude il mondo. Il seno sobbalza e lei colpisce il pallone con una tenerezza e una grazia che tu aspetti solo di poterlo rivedere quel gesto alla prossima partita. E poi volta la testa per guardare la palla allontanarsi, e io guardo la sua coda di cavallo frustare il mio bisogno di averla tra le braccia. Quando non ci sono le partite la immagino andarsene in giro per le strade colorate di Rio, ridere con delle amiche, e la sera guardare il mare e fantasticare a ipanema perché lo so anche se gioca a footvolley a lei non piace stare a copacabana, un po’ come me quando mi sembrava che l’oceano da lì poteva portare più relitti o più bottiglie. Su quella spiaggia io avevo capito che le donne brasiliane sono le più belle del mondo, sia che fossero nere o bionde o basse o alte, e che sarei tornato un giorno per fare con loro dei bambini, perché erano bellissimi i bambini brasiliani, però questo è stato molti anni fa, e poi col tempo me ne sono dimenticato. E adesso lei mi sembra come uscir fuori da allora, la guardo sulla spiaggia giocare a footvolley, e non fa niente se è un cartone animato anzi meglio perché così non ha età e non ha nome che non glielo voglio dare un nome perché ogni donna che vedo qui a Milano le assomiglia, e l’altro giorno mi sembrava di averla vista scendere da una macchina e l’avrei seguita se il traffico non mi avesse respinto come fa sempre. Anche da piccolo ci sono rimasto male quando ho saputo che paperino non esisteva da nessuna parte, che non sarebbe servito nessun viaggio, ma ho continuato a sentire la sua voce, e la voce di lei appena la immagino mi fa sprofondare su un letto meraviglioso fatto di parole bisbigliate, di gola e caviglie, di schiuma che il mare cosparge sul suo sorriso assetato della mia sete, e sul resto del suo corpo che sembra disegnato apposta per me.


quando ho scoperto che le donne hanno le gambe grosse

 

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Io pensavo che fare l’uomo voleva dire essere decisi, essere propositivi, nel senso che io decido cosa facciamo e tu sei d’accordo, e questo anche nell’approccio sentimentalsessuale che alla donna piace un po’ essere aggredita ed essere d’accordo con tutto quello che dici, quindi appena ho avuto l’occasione mi sono buttato senza farmi troppi scrupoli, spregiudicato e all’arrembaggio, sicuro di me e del mio diritto di maschio che deve chiedere una volta sola senza nemmeno stare a sentire la risposta, finché lei non ha davvero risposto e mi ha detto, ma insomma non capisco se sei un maniaco o uno stronzo. Questa esperienza mi ha segnato, soprattutto in considerazione del fatto che sono uomo sì ma intelligente per cui dopo aver passato un po’ di tempo a riflettere prendendo coscienza dei miei errori e di quali potevano essere le migliorie al mio metodo di avvicinamento all’altro sesso, mi sono voluto dare una seconda possibilità e non appena si è ripresentata l’occasione me la sono giocata all’insegna della massima prudenza. Nessuna avance diretta, manciate di romanticismo senza pudore, attenzione massima alle parole che non sembrassero intendere alcunché di sconveniente, gentilezza e controllo, evitare argomenti e allusioni sessuali, in pratica assoluto rispetto per quell’animo femminile tanto delicato che non deve essere sfiorato nemmeno con un dito, e devo dire che sembrava andare tutto per il verso giusto, era sicuramente quella la strada, senonchè a un certo punto l’animo delicato mi dice, ma insomma non capisco se sei un omosessuale o uno stronzo. Sì lo ammetto ci sono rimasto male quella volta, è pur vero che le donne non sai mai come prenderle, ma è anche vero che un uomo certe cose le sa fare e basta senza troppe storie e così ho passato un periodo di disorientamento durante il quale ho però avuto modo di capire ed apprezzare la via del compromesso, cioè quella cosa per cui la verità sta nel mezzo, un po’ l’uno un po’ l’altro, i giusti ingredienti al momento giusto, l’equilibrio. Non potevo negarmi a quel punto un’ultima spiaggia che misurasse la mia conquistata saggezza, e individuata la donna che faceva per me ho cominciato subito a sfoggiare la mia assennata manfrina fatta di giuste misure, ostentata padronanza di tutte le sfumature, tenero ma duro all’occorrenza, bastone e carota per così dire, mescolando con sapienza le esperienze passate e la cosa sembrava infatti fare breccia, del resto avevo lavorato tanto per arrivare fin lì, ma proprio quando ormai era chiaro che non potevo fallire ecco che lei all’improvviso mi dice, ma insomma non capisco se sei un maniaco o un omosessuale. A quel punto l’ho guardata, sicura di sé e un po’ sprezzante, l’ho lasciata bollire nel suo brodo per una decina di secondi e poi ho detto, no no propendo più per lo stronzo, però tu hai le gambe grosse.

 


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