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5 febbraio

 

Qualche tempo fa, 16 gennaio, ho pensato che l’inverno se ne stava andando, ho un problema con gli addii, con tutto quello che non sarà più, è anche vero che in cambio sarebbe arrivata la primavera. Per me la primavera sono le grandi classiche di ciclismo e l’allergia, che non è un modo dislessico di dire allegria. Stavo davanti agli alberi rinsecchiti e non riuscivo a capire certe cose del mondo e del futuro e ho pensato che se facevo una foto tutti i giorni avrei chiuso il tempo dentro un trucco, così che non sarebbero mai potuti diventare rigogliosamente verdi come vuole la stagione. Il 5 febbraio ha nevicato, e questa è la foto, e tutto era tranquillo, davvero pensavo che l’inverno sarebbe stata l’unica stagione per quest’anno. Mi piaceva vedere come cambiava il cielo ogni giorno. Poi tutto è diventato verde in modo improvviso, quasi che non ci si potesse credere. Per convincermene ho messo tutte le foto su flickr, dove si può vedere benissimo come la natura è violenta. Impietosa. E il 3 maggio ho smesso di fare foto, perché ho capito che non c’era più niente da fare.

Qui le foto


frames 9. il profumo di me stesso

Da qualche giorno mi grattavo. Nel senso che mi prudeva in varie parti del corpo e in modo sempre più insistente. Aspettai che il disturbo avesse una qualche influenza sulla qualità dei miei rapporti sociali, ma poi resomi conto che già da tempo la natura delle mie relazioni era indecifrabile, decisi a malincuore di chiamare il dottore. Dopo aver fatto i test necessari per capire cosa importunava il mio organismo fui convocato in ambulatorio. C’è qualcosa che non va, disse il dottore, e io ne ero certo, quel prurito era ormai qualcosa di me e non era più solo un impiccio per le dita. Tuttavia mi sollevò dalle mie responsabilità in quanto per ora il problema sembravano essere le sue macchine, dal momento che mi disse, risultavo allergico a qualsiasi cosa esistente al mondo. Ci deve essere sicuramente un errore, concluse, dobbiamo rifare gli esami. Pensai che se la tecnologia aveva sbagliato un qualche motivo ci doveva pur essere, e nei due giorni successivi mentre attendevo i risultati, mi convinsi sempre più che quel motivo dovesse essere ricondotto a me. Nel frattempo i sintomi erano peggiorati, o per meglio dire si erano concentrati nelle zone intime, ed io avevo il sospetto che fosse colpa dell’infermiera, per come mi aveva guardato. E’ antipatico rovistarsi i pantaloni mentre fai due chiacchiere col vicino o chiedi soldi al direttore della banca. Così quando venne il giorno della sentenza pensai di andare incontro a una buona giornata. Almeno fino a che non entrai nello studio del dottore e non vidi quale grugno severo aveva preparato per me. Mi disse di sedermi mentre lui si alzava cominciando a girarmi intorno. Lei è allergico disse improvvisamente. Questo lo sapevamo dottore, ma a cosa? Mi guardò, ed evidentemente aveva pena per me, poi risoluto, lei è allergico a se stesso, disse. Non fui sorpreso, che in fondo le macchine non avevano nemmeno poi tanto sbagliato, solo mi inquietava la soluzione che fin dall’inizio aveva prospettato, quando aveva detto che si trattava di individuare ed eliminare l’allergene dalla mia vita. E infatti, dobbiamo fare qualcosa, disse fissandomi minaccioso. Intanto lei stia tranquillo ed eviti di guardarsi allo specchio. D’accordo, e me ne andai. Passai tutta sera e anche la notte a escogitare sistemi per limitare il più possibile la mia presenza, ma senza risultati. Anche la desensibilizzazione non era cosa semplice, avrei mai potuto imparare ad ignorarmi? Poi dal mattino successivo notai che la malattia prese un’evoluzione particolare, quasi come per effetto della consapevolezza. Mi grattavo sempre meno, ma il bisogno di solleticarmi si trasferì pian piano esternamente al mio corpo, era come se volessi nutrirmi adesso del desiderio di scoprire pruriti ovunque, dapprima più bonariamente grattando oggetti inanimati, fino ad arrivare al non meno fastidioso vezzo di grattare il direttore della banca o qualsiasi interlocutore mi si parasse di fronte. Furono giorni difficili, non potevo intrattenermi a colloquiare con donne ad esempio, come spiegare che avevo avuto un improvviso prurito per le loro parti più intime? E del resto mettermi a grattare uomini, il postino o il macellaio non so, non era meno imbarazzante. Così presi l’abitudine di passare gran parte della giornata nei boschi, perché avevo come l’impressione che le piante provassero piacere quando io grattavo le loro cortecce. Non ricordo come finì, ma tutto si sistemò senza un motivo. Ricordo che quando mi guardai allo specchio dopo tanto tempo, restai impressionato perché vedevo il mio volto cosparso di resina che colava, sciogliendo il profilo di ciò che ero stato in un profumo dolce e pungente, fortissimo. E ancora adesso che sono guarito mi succede, ogni tanto, di andare a grattare le piante.


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