Archivi del mese: febbraio 2014

la domenica non c’è mai nessuno da insultare

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La mia strategia di selezione naturale non funziona, dopo l’ultimo post ho perso solo due followers e questo mi sconforta molto, tanto più che sono stati immediatamente rimpiazzati, e io non so più cosa fare con voi, e ve lo dico, gli addii gli abbandoni non sono cosa per me, io sono abituato così, ti costringo a lasciarmi in modo che poi la colpa è tua che non mi hai capito, così che quando ho la certezza che mi hai lasciato posso chiamarti e dirti che ho intenzione di lasciarti senza rischiare che tu mi piangi o altre scene penose, insomma capito io non posso chiudere se voi non ve ne andate, cosa volete che vi denuncio? E lo dico a te che ti volti pensando che sto parlando a quello che hai di fianco, tu lui tutti che continuate a venire qui senza biglietto lo so che ci venite di nascosto mentre dormo, approfittate che mi sveglio tardi al mattino per sbirciare il mare ma quello che non sapete è che io vi sogno e sono risate a vedervi correre nelle vostre goffe confezioni e poi in fila a cercare autografi dai vostri fabivoli dei poveri perché a voi piace ciò che disprezzate, la vostra mano destra s’indigna per quello che venera la sinistra e ne esce sempre un applauso stonato, avete ancora bisogno della patina e anche quando fate quelli fatti male lo fate bene. Approvati dallo stylist i vostri pensieri si cospargono di colorate gelatine glamour per essere condivisi con lo specchio ammaestrato che siete. E più odiate berlusconi e più siete dei piccoli berlusconi, lo so che non ci credete è perché non ve ne accorgete, ma me ne accorgo io.
Qui c’è buio, non c’è la bella luce dei film stronzetti che illumina anche le vostre commozioni gonfiabili, vi basta trovare chi vi lecca le sopracciglia e siete già felici, cercate solo un abbaglio per dimostrare che siete solo utenza, ma ci tenete così tanto a stare dentro le statistiche? Siete scolastici e a me tocca essere deluso per non riuscire a deludervi abbastanza. Appiccicatevi col vostro miele, ingozzatevi di shampoo, ma lontano da qui, o vi denuncio.


se mi piacciono le negre sono razzista?

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C’è una ministra che è negra, anche se negra non si può dire perché il punto g è molto importante come si sa, così importante da bastare a farti diventare razzista. E addirittura a farti diventare ministro, dal momento che è evidente che il motivo principale e forse unico per averla messa lì è il colore della sua pelle. Lei diventa quindi istituzionalmente vittima del razzismo di chi l’ha usata per far risplendere la propria facciata evidentemente priva di altri splendori. Ora che ci fossero molti altri che potessero occupare meglio di lei quel posto non è così importante anche se probabile, perché questo vale per tutti gli altri ministri e anche tutti quelli venuti prima di loro, e anche tutti quelli che non sono ministri, ma quello che non capisco è perché se io dico negra sono razzista mentre chi tiene in ostaggio su una poltrona di ministro una donna per via della sua pelle diventa un bravo politico attento alle istanze sociali. Io in più mi riconosco però l’aggravante di dire che mi sta un po’ antipatica, mi sembra anche un po’ intransigente e limitata, e quindi è chiaro ormai che sono un vero razzista, è solo da capire se sono fascista o leghista, ma in ogni caso voi siete noiosi, siete puliti e fatti bene, troppo bene, e non ci dovete venire nel mio blog. Nemmeno dipinti. Voi togliereste le g anche alla pioggia.
Io non credo di aver parlato di politica, perché questa è una delle poche regole che mi sono posto.


la mia amica che faceva la prostituta

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Conoscevo una che aveva capito come funzionano le cose, aveva studiato la gente, l’ipocrisia e quelle cose lì, e a un certo punto si era decisa di fare la prostituta, perché le era venuta una certa idea riguardo alla testa della gente. Dunque si era vestita come una vera prostituta, che tu non puoi pensare altro se la vedi così, e si è andata a mettere davanti a un bar, uno di quei bar che se la menano un po’, e insomma stava lì davanti con la borsetta e tutto quanto a dare fastidio finché il padrone del bar non usciva fuori e le chiedeva gentilmente di andarsene. Lei rispondeva che stava lavorando come lui, e a ognuno il suo e che era libera di stare lì quanto voleva. Nel frattempo se arrivava qualcuno a farle proposte o a volerla portare da qualche parte prima parlottava un po’ del più e del meno e poi sparava cifre esagerate oppure prendeva delle scuse, perché lei non era gli uomini che cercava, era il padrone del bar che voleva, aspettava che uscisse fuori ancora, e meno gentilmente adesso per intimarle di andarsene. Così che a quel punto gli avrebbe chiesto 50 euro, o se le riusciva spuntava anche di meglio, 50 euro e non mi vedi più gli diceva, e lui per non avere noie glieli dava, che era meglio 50 euro subito che non perdere tutti i migliori clienti. Lei se ne andava così a cercare un altro bar, e alla fine della giornata e alla fine del mese c’aveva i suoi soldi. E senza che un uomo l’avesse toccata. Era un genio quella mia amica. E io non sono da meno. E quando le chiedevano che lavoro faceva, lei diceva la prostituta, orgogliosamente. E io non faccio di meno.


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