Archivi del mese: giugno 2015

ostaggio di me stesso

ostaggio di me stesso

 

Non riesco più a vedere storie dentro di me forse vorrei solo fare foto a donne sedute sul water o ricevere telefonate minatorie, sono le cinque del mattino, mi metto sul balcone in piedi contro il nord, la sfumatura delle montagne sul fondo, il frastuono degli uccelli, io da quando sono diventato un delinquente conto solo quanto manca a diventare ostaggio di me stesso, mi vedo spiaggiato e accerchiato da bagnanti che fanno video con crudeltà, mentre io voglio solo essere un vecchio con la badante bionda e piena di rossetto e portarmela in strada e ridere, in due è come essere soli non voglio più uccidere non c’è più gusto ogni cosa succede di notte, l’odore indecente dell’estate, un anfratto di giugno dove le donne sono in disuso e piangono per diventare belle. Può darsi che prima di domattina avrà un senso, viene da molto distante, sotto la linea dell’orizzonte per risolversi in un tenero abuso della luna e poi c’è forse da suonare un pianoforte bruciato e abbandonato, c’è forse da procurarsi un suono insopportabile e respirare intere mongolfiere di piacere.
L’ho lasciata in una pozza di sangue sul pavimento della cucina, giorno dopo giorno continua a fare cuori con la plastilina, a volte mi sembra che succedono tante cose intorno a me, a volte mi sembra che non succede niente, un gatto che ti salta addosso, un uomo che impreca poco lontano, penso che dovrei imparare a morire un po’ alla volta, un po’ alla volta riempire il cielo di gomme da masticare, vagare con passi falsi come quando sono finito in quel posto dove una ragazza si spogliava ma sotto aveva un altro vestito e quando se lo toglieva ne aveva un altro e continuava a spogliarsi ma era sempre vestita e allora mi veniva da pensare agli orti affacciati sulla tangenziale mi veniva da pensare che l’universo è come noi, a un certo punto l’ultimo barlume di luce si spegnerà, e sarà morto, è uscito il sole, vado a liberare i palloncini.

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5 febbraio

 

Qualche tempo fa, 16 gennaio, ho pensato che l’inverno se ne stava andando, ho un problema con gli addii, con tutto quello che non sarà più, è anche vero che in cambio sarebbe arrivata la primavera. Per me la primavera sono le grandi classiche di ciclismo e l’allergia, che non è un modo dislessico di dire allegria. Stavo davanti agli alberi rinsecchiti e non riuscivo a capire certe cose del mondo e del futuro e ho pensato che se facevo una foto tutti i giorni avrei chiuso il tempo dentro un trucco, così che non sarebbero mai potuti diventare rigogliosamente verdi come vuole la stagione. Il 5 febbraio ha nevicato, e questa è la foto, e tutto era tranquillo, davvero pensavo che l’inverno sarebbe stata l’unica stagione per quest’anno. Mi piaceva vedere come cambiava il cielo ogni giorno. Poi tutto è diventato verde in modo improvviso, quasi che non ci si potesse credere. Per convincermene ho messo tutte le foto su flickr, dove si può vedere benissimo come la natura è violenta. Impietosa. E il 3 maggio ho smesso di fare foto, perché ho capito che non c’era più niente da fare.

Qui le foto


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