Archivi del mese: luglio 2013

un pomeriggio

 

Per uno di quegli strani fenomeni meteorologici che non so spiegare, a volte dalle mie parti succede che quando la temperatura sale oltre i 35 gradi nevica. E allora è bello prendere uno di quei sentieri che tagliano le distese dei prati e guardare il paesaggio sbiadire sotto i caldi fiocchi estivi. Ero uscito senza scarpe perché so che la cosa più bella è lasciare le impronte dei piedi nudi sull’erba appena imbiancata. E poi ci sono i cani lontani da ascoltare e le creme solari che il vento sospinge da annusare, e c’ero io che facevo brum brum con il mio motorino invisibile sfrecciando nella calura addormentata. Finché accidentalmente arrivai davanti a quel bosco dove un giorno avevo fatto cose indimenticabili che però ormai mi ero scordato, ed era l’unica cosa che restava da fare in quel pomeriggio, godermi le sue ombre e i suoi ricordi. Ma la triste realtà si fece largo sotto la nevicata e io ritornai in me e desolatamente capii che non potevo entrare nel bosco perché non avevo la password. I miei tentativi patetici di inventarmene una inesorabilmente fallirono uno dopo l’altro, e al contempo la mia voglia di vedere il bosco diventava irrefrenabile. Così tornai a casa con l’intenzione di mettermi al computer e cercare immagini di boschi, che non era la stessa cosa ma era meglio di niente. Ne avevo bisogno, e in qualche modo avrei placato quella smania inspiegabile. Entrando in casa vidi che c’erano 37 gradi ma nella mia stanza non nevicava e mi venne in mente una cosa. Una cosa, sì. Ma certo! Adesso che ci pensavo io un giorno quel bosco, e mi sembrava una follia senza senso, l’avevo ripreso, ed ora nel mio computer c’era un bel video che era rimasto lì tanto inutilmente ma che adesso sembrava far tornare tutti i conti con la mia vita le mie preghiere e le mie allucinazioni. A volte devo proprio dirmi bravo per come riesco a far passare il tempo appassionandomi alle cose più futili e senza alcun costrutto. E a volte sono felice. Altre volte sto a guardare la neve alla finestra. Non so voi, ma il mio computer ci mette una mezzora prima che sia acceso, e in quel caso sembrava l’estate intera. Che poi non serviva nemmeno che si accendesse, se era per scoprire che io quella volta ero così affascinato da quel bosco, così estasiato dall’idea di tenerlo dentro il mio computer, che mi venne una paura illogica, una gelosia, un pudore, non so perché ma lo volevo tutto per me e nessuno l’avrebbe dovuto vedere perché era il mio bosco, e così pensai che dovevo proteggere in qualche modo quel sentimento, difenderlo da chissà quali pirati, e così, sì, è proprio così, perché fosse inaccessibile ai fantasmi ci avevo messo una password. Che adesso non ricordo. Sono triste, mi sdraio sul letto, e in una spirale veloce di pensieri mi addormento. E in un attimo, il tempo di vedere la neve sui prati, di seguire le mie orme, di intuire i bagnanti nella sterile lontananza della campagna, in quell’attimo sono nel bosco. Ci sono foglie e uccelli e baci, e corridoi dentro i quali vedo scene che forse un film ruberà. E un tramonto non basta per farmi svegliare. E il buio della notte non basta per stancarmi di guardarlo, fino allo sfinimento del mattino, quando mi è impossibile svegliarmi, e ogni sforzo è vano perché il problema a quel punto è che ci vuole una password per uscire da quel sogno. I cani finiscono la loro corsa davanti a me, e ansimando mi dicono, la password è bosco. Non era difficile. Mi sveglio, e adesso so che anche voi avete visto il mio bosco, ma è facile sapendo la password. Guardo fuori, tutto è ricoperto di neve.

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la galleria

Se si potessero scrivere storie senza personaggi e senza luoghi ecco che allora questa montagna buia che ho davanti e che domani il sole infiammerà mi racconterebbe di quando per arrivare qui mi sono infilato in quella galleria che qualcuno aveva appena inventato e che sembrava essere destinata a me per il collaudo, alla mia angoscia per ciò da cui non posso scappare e che potrebbe chiamarsi claustroqualcosa o qualcos’altro, ma che sarebbe soltanto il frutto del mio albero più solitario, quello che sta in fondo al campo a prendersi gli uccelli sfiniti. Dentro che fui nella galleria allora cominciai a pensare che quella vana regressione nel cuore del tempo che serve a trapassare le montagne o le città o il fondo del mare nonché ogni brutto pensiero che si anima allo sfiorire di una sera, quel tubo potrà anche attorcigliare il suo vuoto fin che vuole ma dovrà pur sputarti prima o poi da qualche parte, dal momento che ogni cosa finisce, quindi anche l’inquietudine avrà il suo buco di luce che si aprirà in un’onda per ridarti il mondo e la tua strada. Superai un camion giallo con una grossa scritta che finiva per o, mentre il tunnel curvava verso destra, o così mi sembrava, ed erano già parecchi chilomertri che stavo lì dentro. Un cartello disse che mancavano 4500 metri alla fine della galleria. Erano tanti ma erano pur sempre una certezza, e una liberazione pensare che ad ogni respiro il puntino luminoso si avvicinava sempre più, un pertugio elettrico da cui farmi ipnotizzare, per vedere inaspettatamente  una ragazza fare l’autostop, senza potermi fermare che andavo troppo forte e la strada correva nei miei occhi asfaltati, correva come una slot machine che non sentenzia mai niente. Tre tre tre tre tre, questo era il numero del soccorso. In fondo al rettilineo, prima della curva cieca, un grande e spropositato manifesto aveva rubato il vento a una spiaggia. Quando finisce questa galleria, quando? Le lampade scivolavano sul parabrezza svanendo una alla volta. Un camion giallo rallentava la mia frenesia, e superandolo lessi qualcosa che finiva per ito. C’era una curva a destra, o almeno così sembrava, e feci appena in tempo a vedere il cartello. Mancavano 4500 metri alla fine della galleria, evidentemente prima mi ero sbagliato. Dovevo stare calmo e continuare a pensare che prima o poi sarebbe finita, mi avrebbe vomitato fuori riducendomi a un qualche colore ma era sempre meglio della cenere di quella strada e della rocciosa contorsione che era quella canna di fucile che sempre più pareva caricata a salve, sempre più pareva quella curva verso destra e poi tanti chilometri ancora, tanti, per vedere un’altra volta un cartello, 4500 metri, e superare quel camion giallo sul quale adesso potevo leggere inito. Stordito dalle innumerevoli e perpetue lune che soffiavano sul parabrezza arrivai a pensare che quella galleria fosse circolare, non c’era entrata, che infatti non ricordavo, non c’era uscita, che infatti non immaginavo. Tre tre tre tre tre, in caso di difficoltà. Quando superai il camion per l’ennesima volta e lessi sulla sua fiancata gialla, finito, e vidi là in fondo la spiaggia prima della curva, il mio sospetto mi riempì furiosamente i polmoni. In certe situazioni estreme io però divento ragionevole, e questo mi calma. Dovevo essere entrato da qualche parte, e mentre lo pensavo una ragazza mi chiedeva l’autostop. Un cartello diceva che mancavano 4500 metri alla fine della galleria, ma ormai aveva perso la mia stima. Mi fermai, scesi dalla macchina e dal baule tirai fuori un ombrello. Lo misi a terra e ripartendo lo tenevo d’occhio nello specchietto retrovisore finché diventò un pixel rosso assorbito dall’evanescenza. Passarono incalcolabili minuti ancora, e strada veloce, e chilometri e chilometri di grigio, una ragazza che voleva un passaggio, finché eccolo davanti a me apparire il pixel rosso. Scesi dalla macchina e a quel punto non avevo più dubbi. Era una galleria che si mangiava la coda, e io stavo girando in tondo per essere sempre nella stessa cupa sensazione. Tre tre tre tre tre. Feci il numero. Dopo una breve attesa rispose una voce di uomo che disse, come posso esserle utile? Non appena cominciai a parlare mi interruppe dicendo, un momento, le passo la persona giusta per il suo problema. Aspettai un po’, finché l’uomo tornò. Come posso esserle utile? Stavo aspettando la persona giusta, un momento, mi fermò, le passo la persona giusta. Aspettai ancora, dopodiché quell’uomo un’altra volta disse, come posso esserle utile? Io non dissi niente, e avevo qualcosa che mi chiudeva la gola. Le passo la persona giusta. Adesso il camion mi passò davanti, e io potevo leggere la scritta per intero. Infinito. Come posso esserle utile? Il mare era là in fondo al rettilineo, e bagnava la sua spiaggia. Raccolsi l’ombrello, le passo la persona giusta. Non c’era modo di uscire da quella situazione, se non con un’idea brillante, come ad esempio, come posso esserle utile, immaginarmi di essere uno che scrive e chissà perché poi, le passo la persona giusta, e decidere di mettere la parola fine a questa storia per cominciare ad occuparmi di altre storie. Come posso esserle utile?

 


c’è anche il booktrailer

 


il canguro, l’ebook

copertina

Vi consiglio spassionatamente e in modo del tutto disinteressato questo libro. Io l’ho letto qualche migliaio di volte e ciò potrebbe far sembrare il mio giudizio quantomeno distorto, parziale e troppo condizionato. Però è successo qualche tempo fa che è riapparso accidentalmente nel mio computer dopo che l’avevo abbandonato da anni, così che all’improvviso mi sono ritrovato lettore che passava di lì per caso e mi sono letto un po’ di pagine, e mi sono detto, ma caspita questo deve essere davvero un bel libro, se fosse in vendita lo comprerei. E talmente pensavo ne valesse la pena che ho aperto addirittura un blog. Lo so voi penserete che questo è solo un trucchetto retorico per cercare di convincervi. E potreste pensarlo dal momento che il nome che vedete sulla copertina assomiglia molto al mio. Però io ho le prove. C’è una sezione in questo blog, randomcanguro, dove trovate alcuni brani tratti a caso dal libro, come quando uno va in libreria e apre un po’ qua un po’ là. Così vedrete se avevo ragione. Con un po’ di pazienza, raccogliendo tutti questi pezzettini colorati che trovate nel blog, potreste anche ricomporre in un puzzle tutto il libro, magari passerà un anno prima che li avrò pubblicati tutti, però risparmierete 2.50 euro. Se invece volete fare una cosa più comoda, ecco, adesso è in vendita in tutte le librerie online, come qui, qui, qui o qui.

Non starò adesso a spiegarvi di cosa racconta, la bellissima copertina di Guido Scarabottolo è già molto eloquente. Guido è un grande illustratore che normalmente fa copertine per gente di un certo livello, e siccome lui è veramente una persona di un certo livello ha deciso che poteva fare anche la mia, pur non essendo io di un certo livello. Normalmente un illustratore si chiede, chissà se sarò riuscito a rendere l’idea del libro? In questo caso invece sono io che spero di essere riuscito col libro a rendere l’idea della copertina. Il retrogusto amaro della sua ironia, la spietata umanità di un delirio… Grazie Guido.

Fino al 31 agosto il prezzo resterà 2.50. Ma ci sono altri modi per averlo, come richiedermelo semplicemente alla mail che vedete qui sotto. Una volta letto potete decidere di pagarlo, anche quello che volete, in base al gradimento. Così se vi è piaciuto molto non ci saranno limiti di prezzo, anche 200 euro vanno bene. Oppure proprio niente se non vi è piaciuto, non mi offendo. Sappiate però che qualora dovesse farvi schifo ma schifo davvero tanto, non avrete soldi da me. Potreste pagarlo anche con una recensione sul vostro blog, se l’avete. Anche una sola riga, oppure lunghissima e approfondita, positiva negativa va comunque bene. Per averlo gratis e basta sarà sufficiente attestare che la vostra indigenza è superiore alla mia (quasi un’impresa ma potete provarci) O comunque altre forme di pagamento potremmo contrattarle, insomma diciamo che sono 2.50 euro trattabili. Fino al 31 agosto.

ISTRUZIONI PER CHI HA PAURA DI UN EBOOK

Siccome fino all’altroieri anch’io non sapevo nemmeno cosa fosse un ebook, penso sia utile chiarire due o tre cose a chi dovesse essere rimasto all’altroieri. Quando andate in una libreria online dovreste trovare l’ebook che cercate in tre formati diversi, i principali, che sono epub, pdf e mobi. Eliminiamo subito il terzo, in quanto riguarda i possessori di un kindle (lettore ebook di amazon), ma chi ha un kindle già dovrebbe sapere cosa fare. L’epub è il formato più diffuso, ed è quello che vi serve se avete un e-reader di qualsiasi tipo (escluso kindle), tablet, ipad, smartphone, o se volete leggerlo semplicemente su pc. In questo caso dovreste però scaricarvi gratuitamente il software Adobe Digital Edition, ce ne sono anche altri, ma questo mi sembra meglio. Potete anche scaricare il formato kindle (file mobi) e vederlo sul pc utilizzando questo sempre gratuito. Se poi non volete avere troppi problemi e avete solo la possibilità di leggerlo su pc allora l’ideale è scaricare il file pdf. Non preoccupatevi, è tutto più semplice di quello che sembra. Vi rassicurerà molto sapere che io non ne so proprio niente di queste cose, e quindi pensate che se sono riuscito io a spiegarvelo, questo significa che riuscirete anche voi a capirlo.

 


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