Archivi del mese: giugno 2014

giugno sexy

 

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La pioggia mi sorprende mentre immagino il tuo viso che si riempie di nuvole e morbillo, ho l’ombrello piantato nel petto e tu a spruzzare latte per le strade mi guardi come un cane che ha le piaghe e allora girami dammi un altro sfondo per morire, devo trovare un paracarro per legarci le mie idee devo sapere quello che stanotte ha sognato il mio computer, mangio la verdura sputo la verdura e mi rigiro nella tomba sgonfio di poesia, la notte scendo prendo nota delle targhe e spero di inciampare sulla tua scatola nera che appena la trovo la sotterro perché cresca l’amore, ma intanto ti dico e te lo dico con un dito che questo è un invito ufficiale a non amarmi mai, solo vieni a raccogliere le alghe che mi galleggiano dentro.

calendario sexy

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amori possibili

occhio

 

In attesa di riuscire finalmente a dire qualcosa che spacca, qualcosa di importante che prima o poi dovrò pur trovare il coraggio di dire, ho pensato di innamorarmi e adesso vi dico di chi, anche se temo sia una storia senza futuro, o almeno che il futuro è troppo piccolo per noi perché so già quando la nostra storia finirà, e sarà dopo che avranno trasmesso l’ultima partita dei mondiali. Lei è una brasiliana e l’hanno presa per fare la sigla dei mondiali. Lo so la sigla dei mondiali è un cartone animato e quello è un problema effettivamente, ma io confido sul fatto che l’amore trionfa sempre e supera qualsiasi ostacolo. Le partite non le guardo ma mi presento puntuale per vederla in quei due secondi, quando compare sulla spiaggia mentre gioca a footvolley. Lei fa due saltelli e ha una classe nel saltare che mi ricorda qualcosa, e infatti è più bambina che sensuale, e lo fa con delle gambe che sembrano disegnate ma flessuose che uno immagina odorare di onde e papaya. In quelle sue movenze io ci vedo quell’attaccamento a un sogno che esclude il mondo. Il seno sobbalza e lei colpisce il pallone con una tenerezza e una grazia che tu aspetti solo di poterlo rivedere quel gesto alla prossima partita. E poi volta la testa per guardare la palla allontanarsi, e io guardo la sua coda di cavallo frustare il mio bisogno di averla tra le braccia. Quando non ci sono le partite la immagino andarsene in giro per le strade colorate di Rio, ridere con delle amiche, e la sera guardare il mare e fantasticare a ipanema perché lo so anche se gioca a footvolley a lei non piace stare a copacabana, un po’ come me quando mi sembrava che l’oceano da lì poteva portare più relitti o più bottiglie. Su quella spiaggia io avevo capito che le donne brasiliane sono le più belle del mondo, sia che fossero nere o bionde o basse o alte, e che sarei tornato un giorno per fare con loro dei bambini, perché erano bellissimi i bambini brasiliani, però questo è stato molti anni fa, e poi col tempo me ne sono dimenticato. E adesso lei mi sembra come uscir fuori da allora, la guardo sulla spiaggia giocare a footvolley, e non fa niente se è un cartone animato anzi meglio perché così non ha età e non ha nome che non glielo voglio dare un nome perché ogni donna che vedo qui a Milano le assomiglia, e l’altro giorno mi sembrava di averla vista scendere da una macchina e l’avrei seguita se il traffico non mi avesse respinto come fa sempre. Anche da piccolo ci sono rimasto male quando ho saputo che paperino non esisteva da nessuna parte, che non sarebbe servito nessun viaggio, ma ho continuato a sentire la sua voce, e la voce di lei appena la immagino mi fa sprofondare su un letto meraviglioso fatto di parole bisbigliate, di gola e caviglie, di schiuma che il mare cosparge sul suo sorriso assetato della mia sete, e sul resto del suo corpo che sembra disegnato apposta per me.


quando ho scoperto che le donne hanno le gambe grosse

 

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Io pensavo che fare l’uomo voleva dire essere decisi, essere propositivi, nel senso che io decido cosa facciamo e tu sei d’accordo, e questo anche nell’approccio sentimentalsessuale che alla donna piace un po’ essere aggredita ed essere d’accordo con tutto quello che dici, quindi appena ho avuto l’occasione mi sono buttato senza farmi troppi scrupoli, spregiudicato e all’arrembaggio, sicuro di me e del mio diritto di maschio che deve chiedere una volta sola senza nemmeno stare a sentire la risposta, finché lei non ha davvero risposto e mi ha detto, ma insomma non capisco se sei un maniaco o uno stronzo. Questa esperienza mi ha segnato, soprattutto in considerazione del fatto che sono uomo sì ma intelligente per cui dopo aver passato un po’ di tempo a riflettere prendendo coscienza dei miei errori e di quali potevano essere le migliorie al mio metodo di avvicinamento all’altro sesso, mi sono voluto dare una seconda possibilità e non appena si è ripresentata l’occasione me la sono giocata all’insegna della massima prudenza. Nessuna avance diretta, manciate di romanticismo senza pudore, attenzione massima alle parole che non sembrassero intendere alcunché di sconveniente, gentilezza e controllo, evitare argomenti e allusioni sessuali, in pratica assoluto rispetto per quell’animo femminile tanto delicato che non deve essere sfiorato nemmeno con un dito, e devo dire che sembrava andare tutto per il verso giusto, era sicuramente quella la strada, senonchè a un certo punto l’animo delicato mi dice, ma insomma non capisco se sei un omosessuale o uno stronzo. Sì lo ammetto ci sono rimasto male quella volta, è pur vero che le donne non sai mai come prenderle, ma è anche vero che un uomo certe cose le sa fare e basta senza troppe storie e così ho passato un periodo di disorientamento durante il quale ho però avuto modo di capire ed apprezzare la via del compromesso, cioè quella cosa per cui la verità sta nel mezzo, un po’ l’uno un po’ l’altro, i giusti ingredienti al momento giusto, l’equilibrio. Non potevo negarmi a quel punto un’ultima spiaggia che misurasse la mia conquistata saggezza, e individuata la donna che faceva per me ho cominciato subito a sfoggiare la mia assennata manfrina fatta di giuste misure, ostentata padronanza di tutte le sfumature, tenero ma duro all’occorrenza, bastone e carota per così dire, mescolando con sapienza le esperienze passate e la cosa sembrava infatti fare breccia, del resto avevo lavorato tanto per arrivare fin lì, ma proprio quando ormai era chiaro che non potevo fallire ecco che lei all’improvviso mi dice, ma insomma non capisco se sei un maniaco o un omosessuale. A quel punto l’ho guardata, sicura di sé e un po’ sprezzante, l’ho lasciata bollire nel suo brodo per una decina di secondi e poi ho detto, no no propendo più per lo stronzo, però tu hai le gambe grosse.

 


non è successo niente

 

lago

 

Mi è venuto in mente questo. Non so perché, anzi lo so, perché i luoghi sono ricordi, sono foto e parole che si muovono. E io qui oggi che sto in un albergo che dà sul lago mi torna in mente all’improvviso una ragazza di molto tempo fa, dopo che era finita l’estate, e la mia telefonata con sua madre che ha la voce incerta e circospetta, di quelle volte che credi di essere capitato al momento sbagliato, e cerca di alzare il suo muro difensivo, di frapporsi alla bufera del mondo, fino a che lei prende il telefono brutalmente e mi rassicura che non c’è niente che non va, è tutto a posto, e che sì quella vecchia casa di famiglia sul lago me l’avrebbe fatta vedere come eravamo rimasti prima dell’estate, che anzi aveva proprio voglia di fare un giro e non dovevo dare retta a sua madre, va tutto bene, quando andiamo?
Ci vuole un’ora per raggiungere il lago, e parliamo del più e del meno, e quando siamo nella casa e abbiamo appena guardato la scia di un motoscafo che si allarga, rientrando dal giardino lei mi guarda e mi dice che non è vero che non è successo niente, è successo quest’estate mentre era in vacanza e stava davanti al mare e d’un tratto invece c’era un’infermiera davanti al suo letto che le spiegava che era andata fuori di testa e aveva urlato e spaccato ogni cosa che trovava e avevano dovuto legarla, anche se adesso lei non si ricordava niente ma io pensavo che fosse più per pudore che diceva di non ricordare, e comunque di quel buio le era rimasta dentro una ferita enorme che stava ancora sanguinando. Ma adesso con le cure va tutto molto meglio. Aveva l’aria di chi aveva aperto la porta sull’inferno, di chi aveva visto, ma sorrideva.
Qualche mese dopo trovano una ragazza che sta morendo nel cortile di un palazzo. Forse qualcuno l’ha picchiata ma i suoi ultimi respiri non le servono per dire cos’è successo. La televisione segue le indagini, che però durano poco, e chiariscono che si è buttata dal quarto piano, sotto la finestra delle scale trovano l’ultima sigaretta spenta sul pavimento. Io resto colpito per questa ragazza che fuma prima di buttarsi, anche se ancora resta per me solo una notizia da telegiornale. Per qualche giorno ancora, fino a quando vengo a sapere che era lei, e mi viene in mente che fumava quando mi raccontava dell’inferno, poi si era voltata verso il lago e aveva lasciato galleggiare lo sguardo abbandonandolo a una deriva che l’avrebbe portato dieci anni più in là, davanti alla finestra di un albergo dove io cerco di non farmi domande e sto a guardare allargarsi l’onda di un motoscafo che taglia i miei occhi e si allontana per diventare un’ombra sorda nel riflesso rosa della sera.


a me te non mi piaci neanche se ti pettini il congiuntivo

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Che palle quelli che pensano che basta sapere l’italiano e sono fissati coi congiuntivi e i tempi e la punteggiatura e a me mi che non si dice e gli accenti quelli a destra e quelli a sinistra… abbiamo capito che sei un secchione ma sei tu che non hai capito che l’italiano e la grammatica si evolvono e che in fondo l’abbiamo inventato noi l’italiano e io come lo creo lo distruggo come voglio e quando voglio e soprattutto quando mi serve e soprattutto ancora quando so di essere capace di distruggerlo e di non avere bisogno di dimostrare niente a te che sei solo un secchione e non ti sei accorto che la scuola è finita e non ce ne facciamo più niente dei secchioni, dei loro esibizionismi che assomigliano alle indignazioni degli onesti, di buone letture buona musica sano e buon sesso, fai lo snobbetto e non capisci che sono io che ti snobbo te e la tua grammatica ammuffita, spostati, e anacolutati.


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