Archivi del mese: gennaio 2014

coglione sì

Questa è una campagna di desensibilizzazione al sindacalismo creativo, in risposta ai video coglione no. Perchè il lavoro creativo è un privilegio e rispettarlo significa esserne consapevoli e capire che non è un lavoro come gli altri. E’ un lavoro che va inventato ogni giorno usando la creatività, se c’è, e anche accettando di non essere pagati là dove si intravede un’opportunità. La creatività non è fatta di contratti o schizzinosi sindacalismi ma di entusiasmo e di voglia di proporsi. Chi non lo capisce può sempre provare a fare l’idraulico.


finisce sempre tutto a escort

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Stamattina dopo aver scaricato la mia vagonata quotidiana di mipiace su tutti i blog che mi si paravano davanti, in modo indiscriminato e assolutamente democratico, mi sono guardato allo specchio ed ero tutto sudato. La mia rincorsa al successo è cominciata e già vedo i frutti rotolare giù dalla montagna pronti a marcire nella prima palude disponibile.
Devo ancora capire con chi ce l’ho, ma per ora l’importante è che io sia incazzato e trovi gente incazzata che mi legga e mi dia ragione. Su cosa anche questo si vedrà. Intanto metto una foto assolutamente inutile se non per avere più visualizzazioni perché alla gente bisogna che gli fai un disegno se no non capiscono, vogliono le figure e non sanno che già sono nelle parole.
Dicevo stamattina ho pensato che un po’ di tempo fa era molto più difficile la vita, non avevi ad esempio un posto caldo e tranquillo dove metterti a sedere quando c’hai il mal di pancia, dovevi farlo nel prato e magari c’era la neve, e poi ho pensato alle fogne io non ho mai pensato alle fogne e non so come funzionano ma per fortuna che qualcuno le ha inventate, deve essere un bel meccanismo, e mi è venuto da pensare a tutta la merda che produciamo, ad esempio un piccolo paese come il mio, che sarà anche piccolo ma quanta merda fanno sei settemila persone in un giorno, provate a pensare, una montagna di merda, e provate a pensare a quanta merda in tutto il mondo, appennini alpi ande, interi Himalaya di merda ogni giorno, è una cosa davvero spaventosa se uno ci pensa, ed è una produzione continua e incessante essendo la prova stessa della nostra esistenza e quindi bisogna che tutto funzioni che se ci distraiamo un attimo ci si ricopre tutti di merda che non ce ne accorgiamo nemmeno. Cioè quando tu hai finito che non ti fa più male la pancia tiri una cordicella e fai scorrere dell’acqua e non ci pensi più e vai per continuare il tuo bel post di merda senza pensare alle fogne. Ma un giorno che sei più ispirato del solito allora ci pensi e puoi stare anche fino a sera a pensare ai ghiacciai dell’Himalaya e sperare che non si sciolgano. Però ho ormai accettato di essere un poeta, infatti ho detto cordicella non la maniglia che avete voi, cordicella è molto più poetico, e cosa ci posso fare se sono poeta? Ma lo faccio volentieri, sono tutte cose che aiutano un blog a crescere. E proprio ieri ho finito di testare per voi le migliori 283 escort lombarde, di cui vi dirò prossimamente. E’ stata una faticaccia ma cosa non si fa per i followers affezionati e per conquistarne altri.

Mentre scrivo sto ascoltando: The sciacquon result of the cordicella, ovviamente.
(perchè è importante che possiate immedesimarvi coi miei sentimenti visto che io vvtb ma tantissimo)


come dio salva gli uccelli dalle palline da golf

Sto qui seduto su questa mattina a guardare alla finestra i fumi dei camini che si disperdono più bianchi del grigio di cui è dipinto il mio sogno, che si è svegliato ancora una volta quando una nave mi stava portando chissà dove. Cerco di ricordare dov’ero seicento milioni di anni fa, ma mi vengono in mente solo galline e tanto vento. Ascolto il frastuono della flora batterica che si sta riorganizzando, anzi ne vedo il film della battaglia come se fosse appena oltre il vetro umido e compiango i vinti e penso che un po’ di tempo fa mi ero messo in testa di andare in giro a fare alla gente una domanda, chi è dio? Non è argomento molto trendy, però del resto anche dedicarsi all’amore o alla politica che so, queste sì che sono due palle davvero, e come i pesci che possono fare un salto fuori dall’acqua a me spiace di non potere ogni tanto saltare fuori dal cielo, e comunque da oggi cambio totalmente la mia vita, uscirò sempre di casa pensando al piede destro e rientrerò pensando al sinistro, prima lascio che passi un po’ quest’idea dell’anno nuovo però, poi devo sintonizzarmi con il sole e con la luna, che è ora. Intanto insisto a restarmene seduto a sentire che non c’entro niente con le mie parole che non assomigliano ai miei pensieri, a vedere il cielo mangiarsi le gru e la luce del pomeriggio scurire. Sembra che la natura stia prendendo colori digitali, adesso che la pellicola è finita, e quindi anche dio se non ha più la stessa resa pittorica come se la cava con le preghiere, come si nasconde, come salva gli uccelli dalle palline da golf, che gli uccelli, piove non piove volano e se avessi una mazza almeno proverei a colpirli.
Duecento metri quadrati di parete intestinale sono tanti da tappezzare di suggestioni e fascinose teorie eubiotiche tra me il giorno che passa e un sentimento perduto nel campo, ciononostante le macchine continuano a sfrecciare tra gli alberi e l’autostrada a scagliarsi verso un tramonto che solo un cieco può vedere senza dirti com’era, e se mi fossi alzato una figura nera si sarebbe stampata nel controluce della mia allucinazione. Mi sono addormentato invece e quando mi sono svegliato la finestra era piena di rettangolini illuminati che erano poi le finestre delle altre case e mi chiedevo in quale rettangolino poteva esserci uno come me seduto a pensare a cosa fare del mondo a come essere un re cattivo, ma non volevo immaginare quali storie facevano risplendere i lampadari perché sentivo la stanchezza degli intrighi tutti diversi e sorprendenti nella loro normalità, che non avevano bisogno di un finale erano storie e basta, non avevano bisogno di aggettivi o truccatori o scenografi. Non avevano bisogno di un ufo al quale un grigio scuro assorbiva i contorni, e nemmeno io avevo bisogno di parole di un altro pianeta, le strade erano bagnate e mancava poco alla notte, solo il tempo di pensare ancora se quattro miliardi di batteri erano sufficienti e se dio avesse un dio, o che ci fosse un dio del dio di dio, e l’avventura di ogni soldato e di ogni solitudine un giorno qualcuno dovrà darcele tutte queste storie, e poi andare a dormire con due domande sotto le palpebre, in quale buio si insinuerà la nave per portarmi nel suo chissadove, e quale pioggia continua a far baccano là fuori, in quella finestra che non sa più con quale sguardo dirmi la verità.


le strabilianti avventure di un’arachide vuota

Qui nel raggio di 10 km ci sono 6-7 ipermercati ma siccome il più vicino è a ben 5 km da casa mia per rendermi la vita più semplice hanno pensato bene di metterne su un altro a un km, e io ho pensato bene di andare a fare le presentazioni con le cassiere.
Dalla scala mobile la pianura diventa sempre più grande e quando sono quasi arrivato mi ricordo che lì c’erano boschi quando ero piccolo e mai pensavo di poter entrare direttamente nelle piante con la scala mobile. All’ingresso una simpatica signorina mi propone di barattare alcuni dei miei dati, sensibili ma neanche poi tanto, con una card per gli sconti. Visto che ha un sacco di denti l’accontento. Solo che poi mi fa restare male perché mi consegna due carte e mi dice, l’altra può darla a sua moglie, e io questa proprio non me l’aspettavo. Ma ti sembro uno che ha una moglie? le dico un po’ preoccupato, perché non ci si rende mai conto veramente dell’impressione che fai dall’esterno e quando te lo dicono così brutalmente… No era solo un trucco per vedere se eri libero, mi dice. Scosso da tanta intraprendenza cerco di convincermi che devono averglielo insegnato al corso di marketing, possibile che mi trovi così figo solo nel vedermi scrivere il codice fiscale, pensa se le scrivevo una poesia. Stordito mi avvio pensando già alla spesa di domani, so che sarò un cliente affezionato e so anche che non capirò bene il funzionamento della carta e mi serviranno parecchie spiegazioni.
La prima cosa che si trova in questo posto appena varcata la fotocellula è il reparto dei libri, e non capisco quale sia la strategia perversa qui ma mi sembra un’ottima occasione per aggiornarmi su quei titoli di cui tutti parlano perché stanno in testa alle classifiche. Non farò nomi io non recensisco al massimo leggo due righe e in via del tutto eccezionale mi spingo fino al paragrafo. Sono davvero quelle cose di cui si dice in giro e io ho un po’ paura a toccarle. Una signora si avvicina col marito e dice che era questo che voleva, un po’ come la gonna o quell’abitino già adocchiato da tempo, che questo libro ce l’aveva la mia amica e gli stava così bene, e lo prende e lo porta via senza esitare, ma soprattutto senza aprirlo per leggere nemmeno due righe, e del resto se alla sua amica donava così tanto… E’ che sono libri difficilmente indossabili, dal formato enciclopedico che neanche a volerlo mettere nel taschino a mo’ di foulard non puoi, come non puoi diventare amico di un libro così, che una certa confidenza con un libro ci vuole, al massimo se vai allo stadio e sei basso giusto per guadagnare quei dieci centimetri.
Ad ogni modo a furia di aprire libri a caso trovandoci però neanche a farlo apposta puntualmente parole vuote che sembravano gli avanzi del corso di marketing mi ha preso un leggero disorientamento esistenziale, alzo gli occhi e la distesa degli scaffali era piena di scintillanti domande sul senso della vita, alcune in offerta, alcune scorrazzando nei carrelli, poi guardo le facce e penso che questa gente legge queste cose, ma forse no forse le compra soltanto, che il tempo è più prezioso del prezzo di copertina chissà se lo capiscono, fatto sta che i miei terminali psicosomatici prediletti cominciavano a farsi sentire, sapevo che di lì a poco avrei sentito cioè l’esigenza di un bagno, così mi avviai alle casse non prima di aver raccattato nella zona orto un pacchetto di rucola, che non è bello presentarsi alla cassa a mani vuote.
Mi resta come l’impressione di aver fatto un giro di blog, tanti blog impacchettati dentro libri di successo, scrittura dignitosa e brillante che ormai a scrivere son capaci tutti e il problema è la confezione semmai. Ed è qui che a pochi passi dalla cassa ho un dubbio, mi fermo, tentenno, forse barcollo, perché mi rendo conto che sto scrivendo un post veramente carino, ma così carino da essere davvero stupido e insignificante, non fa ridere, non fa pensare, non fa nemmeno poi tanto schifo, insomma perfetto da blogger quale volevo diventare, e non mi fa felice realizzare di essere in sintonia con tutte quelle righe che ho letto poco fa, anzi, adesso sì che barcollo davvero, mi fa senso, e mi sembra di essere in un’iperarachide marcia io e mia moglie solo che la parte di mia moglie è vuota. E rileggendolo ho la conferma di aver scritto davvero un post orrendo senza riuscire a scansare nemmeno una fotocellula. Però mi viene in mente che la mia amica che comincia per b e finisce per l non potrà più dire che non scrivo mai di me, e io risponderle che già tutti fanno la cronaca delle loro eccitanti avventure e chissenefrega. La cassiera osserva il mio turbamento. Temo sia sul punto di chiamare la sicurezza. Vorrei scaraventarmi sulla scala mobile e riplanare sulla pianura che sta sfondando le vetrate. Un uomo mi passa davanti e appoggia la spesa sul nastro e tra la carta scottex le bistecche i limoni sbuca fuori un bel librone copertina rigidamente rigida 800 pagine. Mi scusi, gli chiedo, perché ha preso questo libro? Lui mi guarda stralunato come volesse dire ma di quale libro stai parlando? Eppure io lo vedo il libro, eppure la cassiera dice che anche lei l’ha letto ed è fantastico. Cambio cassiera. Ce n’è una che mi aspetta, ha dei bellissimi occhi da analfabeta che fanno al caso mio. Con una specie di sorriso le allungo la rucola. Solo questo? mi dice. Se vuole glielo lascio, dico io. Che in fondo è il pensiero che conta.


si sa

eccomi davanti al prato dove sono nato
che ha l’erba spenta di un circo che spara
il suo nano nelle orecchie di un altro mondo
dove c’è un luogo per ogni cosa ma niente
che io possa capire per domandarmelo
l’inequivocabile che voglio di un acquario,
mi resta allora di trovare un destinatario
non più nuotare la notte a lasciar che fuoco mi consumi
con una parola d’amore che cola dal naso,
un incendio di pesci sfavilla nella specchiera
dolce epistassi giù per il tempo che verrà, si sa
che ogni cielo nero ha bisogno di una collina bianca,
si sa


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