non è successo niente

 

lago

 

Mi è venuto in mente questo. Non so perché, anzi lo so, perché i luoghi sono ricordi, sono foto e parole che si muovono. E io qui oggi che sto in un albergo che dà sul lago mi torna in mente all’improvviso una ragazza di molto tempo fa, dopo che era finita l’estate, e la mia telefonata con sua madre che ha la voce incerta e circospetta, di quelle volte che credi di essere capitato al momento sbagliato, e cerca di alzare il suo muro difensivo, di frapporsi alla bufera del mondo, fino a che lei prende il telefono brutalmente e mi rassicura che non c’è niente che non va, è tutto a posto, e che sì quella vecchia casa di famiglia sul lago me l’avrebbe fatta vedere come eravamo rimasti prima dell’estate, che anzi aveva proprio voglia di fare un giro e non dovevo dare retta a sua madre, va tutto bene, quando andiamo?
Ci vuole un’ora per raggiungere il lago, e parliamo del più e del meno, e quando siamo nella casa e abbiamo appena guardato la scia di un motoscafo che si allarga, rientrando dal giardino lei mi guarda e mi dice che non è vero che non è successo niente, è successo quest’estate mentre era in vacanza e stava davanti al mare e d’un tratto invece c’era un’infermiera davanti al suo letto che le spiegava che era andata fuori di testa e aveva urlato e spaccato ogni cosa che trovava e avevano dovuto legarla, anche se adesso lei non si ricordava niente ma io pensavo che fosse più per pudore che diceva di non ricordare, e comunque di quel buio le era rimasta dentro una ferita enorme che stava ancora sanguinando. Ma adesso con le cure va tutto molto meglio. Aveva l’aria di chi aveva aperto la porta sull’inferno, di chi aveva visto, ma sorrideva.
Qualche mese dopo trovano una ragazza che sta morendo nel cortile di un palazzo. Forse qualcuno l’ha picchiata ma i suoi ultimi respiri non le servono per dire cos’è successo. La televisione segue le indagini, che però durano poco, e chiariscono che si è buttata dal quarto piano, sotto la finestra delle scale trovano l’ultima sigaretta spenta sul pavimento. Io resto colpito per questa ragazza che fuma prima di buttarsi, anche se ancora resta per me solo una notizia da telegiornale. Per qualche giorno ancora, fino a quando vengo a sapere che era lei, e mi viene in mente che fumava quando mi raccontava dell’inferno, poi si era voltata verso il lago e aveva lasciato galleggiare lo sguardo abbandonandolo a una deriva che l’avrebbe portato dieci anni più in là, davanti alla finestra di un albergo dove io cerco di non farmi domande e sto a guardare allargarsi l’onda di un motoscafo che taglia i miei occhi e si allontana per diventare un’ombra sorda nel riflesso rosa della sera.

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Informazioni su massimobettini

Ho aperto un blog per dimostrarmi che un blog non serve a niente, quindi cercherò di gestirlo nel peggior modo possibile, evitando accuratamente tutte le buone regole per un blog di successo. Conto di riuscirci. Il mio motto è, posto ma non mi sposto. Vedi tutti gli articoli di massimobettini

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