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5 febbraio

 

Qualche tempo fa, 16 gennaio, ho pensato che l’inverno se ne stava andando, ho un problema con gli addii, con tutto quello che non sarà più, è anche vero che in cambio sarebbe arrivata la primavera. Per me la primavera sono le grandi classiche di ciclismo e l’allergia, che non è un modo dislessico di dire allegria. Stavo davanti agli alberi rinsecchiti e non riuscivo a capire certe cose del mondo e del futuro e ho pensato che se facevo una foto tutti i giorni avrei chiuso il tempo dentro un trucco, così che non sarebbero mai potuti diventare rigogliosamente verdi come vuole la stagione. Il 5 febbraio ha nevicato, e questa è la foto, e tutto era tranquillo, davvero pensavo che l’inverno sarebbe stata l’unica stagione per quest’anno. Mi piaceva vedere come cambiava il cielo ogni giorno. Poi tutto è diventato verde in modo improvviso, quasi che non ci si potesse credere. Per convincermene ho messo tutte le foto su flickr, dove si può vedere benissimo come la natura è violenta. Impietosa. E il 3 maggio ho smesso di fare foto, perché ho capito che non c’era più niente da fare.

Qui le foto

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prima o poi troverò un titolo per questa storia, e lo terrò per me

Forse si era già capito ma volevo ufficializzare il cambio di ragione sociale di questo blog che non potrà più dirsi letterario bensì semplicemente un blog in cerca di consenso. E’ venuta l’ora di mettere da parte l’anima candida, è tempo di essere felici, per piangere aspetterò di aver finito di scrivere questo post. Perdipiù l’insano e preoccupante entusiasmo per il vizio della partecipazione mi impone di invitarvi a mettere mi piace alla mia pagina facebook qui di fianco, così se capita che passano due giorni senza che vado di corpo e sento impellente il bisogno (è il caso di dirlo) di comunicarvelo, non perderemo questa opportunità di condividere l’esperienza senza imbrattare il blog che resta invece una cosa molto seria. Non è più posto per la letteratura però, la metterò in cantina dove continuerò a frequentarla a vostra insaputa e a mio esclusivo godimento. Se qualcuno dovesse sentire la mancanza che so, del mio calendario sexy ad esempio, o non so cose così, può chiedermelo in privato, tipo mi chiama e mi dice, mandami un paio di dicembre sexy. Con l’avvertenza che accetto solo richieste da mittenti di genere femminile, perché va bene la letteratura va bene il blog va bene tutto, ma insomma…


trasgressione è farsi cagare in testa

Io non fumo non bevo non mi drogo, e mi dicono come sei noioso. Quindi con della roba fumante  in bocca sarei più divertente? Eh sì ma devi godertela la vita. Giusto. Infatti non fumo non bevo non mi drogo. Non mi soffermerò sul manuale del bravo trasgressivo, il perfetto rassicurante patetico ridicolo e normalissimo trasgressivo. Ma c’è un’immagine tipica che lo rappresenta ai miei occhi. Ed è quella del mito della protesi del bicchiere in mano. Questa icona la si può trovare facilmente nelle prossimità dei cosiddetti locali, quelli che un po’ più trasgressivamente potrebbero essere chiamati bar. Si tratta per lo più di normalissimi impiegati, o ancora peggio normalissimi creativi nelle varie declinazioni del termine, che procuratasi un’aria vagamente disfatta indossano le loro protesi alcoliche. Che parlino ballino mangino telefonino si scambino effusioni o stiano semplicemente assorti a contemplare il nulla che li circonda, la protesi ciondolante indissolubilmente li accompagna a sancire la loro fighezza di gente di mondo. Ma davvero hanno tutta questa sete? E questi brillantoni sarebbero quelli che mi dicono che sono noioso perché non fumo non bevo non mi drogo…
Quello che sembra soltanto un mio sfiato di ironia, è in realtà molto di più. Il bicchiere in mano è l’immagine simbolo di quello che intendo per trasgressione firmata e conformista, che può essere coniugata in tutti i settori della vita. Vi devo descrivere lo stereotipo del granfigo vero ribelle e libero dai condizionamenti del mondo che per dimostrarlo a sé stesso non trova di meglio che farsi le canne finendo col rappresentare la più conformista delle non trasgressioni, disegnandosi perfettamente come da copione, aria un po’ furtiva espressione borderline chissenefrega e che bello il brivido del fuorilegge? E’ raffigurazione talmente standard che la conoscete già. Eppure molti continuano a riprodurla orgogliosamente tutti i giorni passando per le sue numerose e inconsapevoli varianti. Vi sembra ancora soltanto un problema mio lo so, e invece se ci fate caso tutta questa trasgressione perbene è ormai straripata in tutte le manifestazioni della nostra vita, pensate alla politica, non intendo i politici, ma il parlare di politica arredato da infinite protesi fatte di vacillanti bicchieri vuoti, prese di posizione obbligatorie e banalmente indisciplinate, e quindi quasi sempre mai pensate. E così è per tutto il resto, i grandi temi, l’etica, il modo di vedere il sesso, la musica, fino al modo di essere scrittori, al modo di essere lettori. E’ un pensiero blandamente eversivo ma niente più che ubbidiente al terrore di sentirsi messi fuori dal villaggio. E’ l’intelligenza carina che produce le trasgressioni carine, che servono solo a esibire la paura di essere normali. Che poi basta che gli dici, a me piace andare con un trans e farmi cagare in testa, per vedere sti trasgressivi defilarsi schifati e indignati. E smascherati. Sto parlando di quella cosa che non permette slanci, vere diversità, percorsi non battuti, e del coraggio di intuire che se tutte le pecore sono diventate nere io non voglio più fare la pecora nera.
E allora, non mi piace essere trasgressivo, e questa è la mia trasgressione. Anche scrivere un post che avrebbe potuto scrivere Alberoni è abbastanza trasgressivo, a pensarci, soprattutto se lo faccio io. La differenza è che io le cose le scrivo meglio, mentre lui ha il vantaggio di capire quello che dice.


randomcanguro 8

Il giorno dopo andò in stazione e guardò i treni partire. Quando uno se ne andava correva verso il prossimo in partenza, e così via per tutta la mattina, salutando i volti che intravedeva dietro i finestrini. Qualcuno sorrideva, e certamente qualcun altro lo prendeva per pazzo, ma lui aveva questa grande voglia di stare a vedere le cose che accadono, lasciarsi saccheggiare dalle circostanze più impensate e sorprendersi, inventarsi la vita, rivedere qualche vecchio amico di scuola, e luoghi, quanti luoghi gli venivano in mente, e quante facce che non vedeva da tempo, che bello quando una donna ti sorride con grazia, come quella dietro al vetro che adesso saluta mentre il treno si allontana…

tratto dall’ebook che puoi trovare qui

se vuoi puoi leggere altri brani


agosto sexy. 10

Smonto la casa e la ricostruisco più in là, e divento forestiero. Coprimi le spalle che le cose stanno cambiando, gli asini invadono le carreggiate e ho già fatto la lista dei carnefici. Non voglio aiuto, solo sapere se sono nella stanza giusta, se no esco e spargo sostanze organiche ovunque ci sia un pensiero, e tutto assomiglierà a un’incognita. I lampioni si spengono sui braccianti in fuga, solo uno ha premuto il grilletto, gli altri hanno guardato il mare.


lento riavvolgimento 5

football
 
 
 
parabolicamente vale un cinguettio
posato sul pallone il feroce verso
del whisky pubblicitariamente c’è
molta foschia tra l’onorario e
l’allarmante presepe coincidendo
la beffa le fauci del tortuoso
canarino dal buco di carne sbranato
a causa di per ordine di non mi
contengono più non ho più una volta
sotto canestro allargando il punico
sonetto nella radiofonica distanza
sei durata di più sciroppata pedinata
dal pencolìo del ginepreto brucia
l’ennesimo appunto ventoso marx
a luogo di sciami sul colle il confine
è segnato filo di lana o nastro tricolore
o filo spinato è uguale è comunque da tagliare
 
 

randomcanguro 5

In un primo tempo quella prospettiva gli era parsa la soluzione ideale, per non dire l’unica via d’uscita, alle disavventure che l’avevano preso di mira. Vedeva di buon grado la decisione di abbandonare le armi accettando la realtà, in quanto segno, così pensava, di un’accresciuta maturità interiore. E in ogni caso era senz’altro un’occasione per tornare ad essere in pace con sé stesso, tanto che già ne sentiva i benefici effetti e la pena e lo sconforto che l’avevano torturato per l’intera giornata si erano come d’incanto stemperati nell’aria limpida della sera. La luce di un aereo faceva la spola tra le stelle, e Antonio già assaporava il sole che ci sarebbe stato l’indomani.


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