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5 febbraio

 

Qualche tempo fa, 16 gennaio, ho pensato che l’inverno se ne stava andando, ho un problema con gli addii, con tutto quello che non sarà più, è anche vero che in cambio sarebbe arrivata la primavera. Per me la primavera sono le grandi classiche di ciclismo e l’allergia, che non è un modo dislessico di dire allegria. Stavo davanti agli alberi rinsecchiti e non riuscivo a capire certe cose del mondo e del futuro e ho pensato che se facevo una foto tutti i giorni avrei chiuso il tempo dentro un trucco, così che non sarebbero mai potuti diventare rigogliosamente verdi come vuole la stagione. Il 5 febbraio ha nevicato, e questa è la foto, e tutto era tranquillo, davvero pensavo che l’inverno sarebbe stata l’unica stagione per quest’anno. Mi piaceva vedere come cambiava il cielo ogni giorno. Poi tutto è diventato verde in modo improvviso, quasi che non ci si potesse credere. Per convincermene ho messo tutte le foto su flickr, dove si può vedere benissimo come la natura è violenta. Impietosa. E il 3 maggio ho smesso di fare foto, perché ho capito che non c’era più niente da fare.

Qui le foto

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l’importante è che la vita ci trovi morti

parcheggio

 

Sapevo che aveva un problema di salute e non mi ha sorpreso quando mi avevano detto che era morto, ma la vera sorpresa è stata al suo funerale quando tra le solite facce addolorate e gli abbracci e gli occhi lucidi mi si avvicina proprio lui, e dopo un breve capogiro mi riesce di dirgli solo ma allora non sei morto, e lui dice no perché? Niente avevo capito male, meglio così, e dopo un altro po’ di imbarazzo lo rassicuro sul fatto che questo equivoco almeno gli da la certezza che al suo funerale io ci andrò, ma lui dice sì certo a meno che muori prima tu, beh sì dico io, e ci resto un po’ male perché una cosa è quando muoiono gli altri un’altra è quando muori tu c’è una bella differenza. Comunque già che ero lì a quel punto ho approfittato per fare alcune riflessioni sulla morte e ho realizzato che in fondo la facciamo diventare noi così insopportabile, sono le modalità che la rendono indecente, la bara che già è tanto triste e stridente quando è vuota figurarsi quando è piena, e l’idea che ti mettono sopra tutta quella terra tutta quella solitudine, se l’organizzassimo meglio la morte sarebbe tutta un’altra cosa, ad esempio costruire delle ville in montagna e mettere lì i corpi lasciandoli liberi di andare da una stanza all’altra e di guardare dalle finestre, oppure se proprio se ne deve fare un problema di igiene allora li mandiamo nello spazio piuttosto, che non lo puoi sapere magari la natura aspetta solo questo sviluppo del big bang, quei nuovi corpi celesti fluttuanti nello spazio cosa diventerebbero in balia delle leggi dell’universo, stelle pianeti o altro che ancora non possiamo immaginare… ma il morto allora chi è chiedo al mio amico, ma non lo trovo, lo cerco intorno, sembra sparito, ecco piuttosto sparire, voglio essere cremato, e potendo scegliere, crema al cioccolato grazie.


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