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5 febbraio

 

Qualche tempo fa, 16 gennaio, ho pensato che l’inverno se ne stava andando, ho un problema con gli addii, con tutto quello che non sarà più, è anche vero che in cambio sarebbe arrivata la primavera. Per me la primavera sono le grandi classiche di ciclismo e l’allergia, che non è un modo dislessico di dire allegria. Stavo davanti agli alberi rinsecchiti e non riuscivo a capire certe cose del mondo e del futuro e ho pensato che se facevo una foto tutti i giorni avrei chiuso il tempo dentro un trucco, così che non sarebbero mai potuti diventare rigogliosamente verdi come vuole la stagione. Il 5 febbraio ha nevicato, e questa è la foto, e tutto era tranquillo, davvero pensavo che l’inverno sarebbe stata l’unica stagione per quest’anno. Mi piaceva vedere come cambiava il cielo ogni giorno. Poi tutto è diventato verde in modo improvviso, quasi che non ci si potesse credere. Per convincermene ho messo tutte le foto su flickr, dove si può vedere benissimo come la natura è violenta. Impietosa. E il 3 maggio ho smesso di fare foto, perché ho capito che non c’era più niente da fare.

Qui le foto


i sorrisi che un gatto non può fare

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Avevo pronto un post bello cattivo, natalizio come dire, ma questi sono stati giorni tristi e non ne avevo più voglia. E’ successo che ho scavato nella terra fangosa di un bosco per seppellire un gatto che avevo visto morire. E che per 18 anni avevo visto vivere. Però anche le parole sono rimaste sotto le foglie e io non riesco a tirarne fuori una che non sia più penosa dello sgocciolare della nebbia sui rami e voglio tenermi per me l’ultimo bacio freddo e gli occhi bagnati di mia sorella e i sorrisi che un gatto non può fare e i suoi sogni che non finiscono mai, e voglio immaginare che il suo sogno di adesso è lo stesso che ho fatto io stanotte. E poi per sfuggire al vuoto voglio raccontare un’altra cosa che non è un’altra cosa ma si può far finta che lo sia e pensare che io sia un inventore di stranezze, che faccio buche per riempirle di turbamenti. E invece c’era questa pallina dell’albero di natale che si muoveva, oscillava, leggermente ma in modo evidente, e non c’era verso di fermarla che subito riprendeva a muoversi, ed era l’unica in tutto l’albero. Era una cosa solo curiosa fino a quel punto, di quelle stramberie tipiche di internet che poi ormai non ci crede più nessuno, e però dal momento che come espediente narrativo non sarebbe una gran trovata preferirei mi credeste, già che io l’ho vista coi miei occhi la pallina dondolare per giorni e giorni, e senza sapere che questo ancora non era niente. Perché poi è successo che dall’altro giorno, da quando la Peggy è morta, la pallina si è fermata. Lo giuro. Continuo a guardarla ancora per vedere se si muove. Non si muove più. E resta lì come un sorriso spento. E’ che a me queste cose mi fanno avere fiducia nel futuro. Cioè che un sorriso ci sia da qualche parte, e non mi interessa dove.

peggy bosc2


agosto sexy. 6

Bisogna disinstallare le nuvole prima, e poi reinstallo un dio logorroico e con la giacca. Col mio bastone alzato richiamo a raccolta le immagini contrarie del futuro mai prossimo, ululate, c’è l’inno e la bandiera. Non chiedermi l’ora, che è sempre la stessa. Mi sono iscritto alla calca e aspetto che qualcuno mi morda, del resto valgo un televisore di spari western e non è da tutti, e se trovo una fontana accesa mi ammalerò di lei.


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