4. prima o poi troverò un titolo per questa storia (fare foto per prati)

E questo cos’è? Incuriosito feci per alzarmi ma lui voltò il display della macchina verso di me. Ah questo, sì è il mio gatto, non ho mai cancellato queste foto, sono lì da qualche anno, cose vecchie. Ha un aspetto orrendo il suo gatto. Sì perché era morto, risposi. Il commissario mi fissò. Ma non l’ho ucciso io, precisai, era il mio gatto, tutta la mia vita. Ne ha fatte parecchie di foto al suo gatto, certo fanno impressione, è annegato? No è bagnato perché è rimasto nel freezer una settimana aspettando la cremazione. Credevo che con il suo lavoro non le facesse impressione più niente. Gli altri si erano avvicinati e guardavano il mio gatto che era dentro il cellophane azzurro, chissà cosa pensavano dei suoi occhi liquefatti e del suo pelo elettrico. E della mia innocenza e del mio sorriso un po’ scemo che avevo adesso per affrontare quello strano silenzio che si era fatto. Se avessi avuto qualcosa da temere avrei cominciato a preoccuparmi, ma io avevo solo trovato il corpo, che se fosse stato un manichino a questo punto sarebbe stato meglio per tutti, la stavano facendo troppo lunga. E questo? La bocca del commissario restò socchiusa e c’era solo il rumore di una stampante che veniva dall’altra stanza. Mi alzai e feci il giro della scrivania raggiungendo gli altri che spalancavano gli occhi sul display della mia macchina, e poi dissi ah sì, quella è mia nonna. Non c’era niente di male ad averla fotografata quando l’avevano riesumata, in fondo non l’avevo mai vista da viva, e non ce la facevo a cancellarla mi sembrava di ucciderla così, per cui le foto erano rimaste in memoria, come lo sapevo io che un giorno mi sarei trovato in quel prato dove tutti si sarebbero voluti trovare e poi mi avrebbero perquisito le foto e il commissario mi avrebbe guardato in quel modo come a dire che uno più uno cominciano già a fare due, come lo sapevo, non posso inventarmi alibi prima di sapere di aver commesso un delitto, che poi potranno anche pensare che sono un tipo strambo, e cosa ci sarà mai di strambo quella è la legge dei cimiteri tirar su i morti di tanto in tanto, ma da qui ad avere in mano le prove li voglio vedere. Ci può lasciare la sua macchina fotografica? disse il commissario. Aveva la faccia molto curata, e secondo me bazzicava spesso dalle parti di Lugano. Come volete, di certo non andrò in giro per prati a fare foto in questi giorni.

(4 continua)

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Informazioni su massimobettini

Ho aperto un blog per dimostrarmi che un blog non serve a niente, quindi cercherò di gestirlo nel peggior modo possibile, evitando accuratamente tutte le buone regole per un blog di successo. Conto di riuscirci. Il mio motto è, posto ma non mi sposto. Vedi tutti gli articoli di massimobettini

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