frames 13. una storia bellissima

Ricordi quando ci siamo nascosti sul sambuco e ha cominciato a piovere a dirotto… Io non sono fatto per scrivere e avrò letto due tre libri in vita mia, faccio fatica a mettere insieme le parole. Ma come potevo non rispondere a quella mail che arrivava da tanto lontano, aveva attraversato il deserto della mia memoria e si era infranta contro la distesa brumosa delle occasioni perdute. Così cominciai a scrivere qualche riga, senza la pretesa di arrivare in fondo. E ricordi quando abbiamo attraversato il fiume per raggiungere quel bosco… Le frasi avevano preso a uscire dalla mia testa con una disinvoltura inusuale, tanto da pensare che non ci passavano nemmeno dalla testa ma fossero già dentro le mani e stessero lì da molto tempo ad aspettare. Sembravo proprio uno scrittore, io che avrò letto due tre libri in vita mia, che quando mi capitava di scrivere qualcosa, per incombenza s’intende, lo cancellavo immediatamente perché non restasse traccia nel computer. Ma quella mattina non riuscivo proprio a smettere, e la cosa sorprendente era che non sapevo nemmeno cosa stessi scrivendo di preciso, mi sentivo come ubriaco, in un torpore allestito dalle mie paure, al riparo dalle intemperie grammaticali dell’assurdo. Le dita erano come attratte dalla tastiera a catturare parole altrove indicibili ma che confluivano in quell’unica e forse ultima occasione con la naturalezza dell’incanto. Stetti così tutto il giorno fino a che rimasi al buio nella stanza, la finestra si era spenta lentamente ed ora non rimandava che un cielo blu di una notte sconosciuta. Le dita continuavano a picchiare sui tasti con bramosia, deve essere l’ispirazione pensai, ma non ero abituato alla calamita sui polpastrelli, e mi spaventai. Presi il telefono e chiamai un amico, che lui davvero era scrittore e io non avevo mai capito come si poteva passare la vita a scrivere, e quando gliel’avevo chiesto nemmeno lui l’aveva capito. Ma sono le quattro del mattino! obiettò. Devi correre qui, non so cosa mi succede, non riesco più a smettere di scrivere, le mie dita sono aggrappate disperatamente alla tastiera. Arrivo subito, disse allora lui, ed era chiaramente turbato. Quando riattaccai il telefono mi accorsi che inavvertitamente avevo tolto le mani da quel groviglio di lettere fino ad allora a me straniere, ma che adesso disegnavano trame improvvise, insperate. Trattenni il fiato, e per sicurezza trattenni anche il telefono, stretto nelle mie mani come un salvagente. Davanti a me ciò che avevo scritto mi osservava, come se io fossi da leggere, come se io fossi una storia da raccontare, come se io mi dispiegassi in pagine e pagine colme di stupore. Le ali di un pipistrello sbattevano alla finestra, l’aria profumava di lontananza. Cominciai a leggere, io che non avevo letto che due tre libri in vita mia, e così lessi il quarto, tutto d’un fiato. Ed era una storia bellissima. Guardai le mie mani ed erano piene di dita, la finestra si stava riaccendendo delle prime luci dell’alba. Salvare questo documento? D’istinto dissi no, perché le abitudini non si vincono in una notte, ed io sapevo solo non lasciare tracce di me. Me ne accorsi quando era già tardi, quando ormai ero diventato l’unica persona al mondo ad aver mai letto quella storia. Il mio amico entrava nella stanza in quel momento ansimando. Mi guardò interrogativo, gli dissi, era una storia bellissima. Aveva gli occhi sbalorditi di chi mi credeva.

 

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Informazioni su massimobettini

Ho aperto un blog per dimostrarmi che un blog non serve a niente, quindi cercherò di gestirlo nel peggior modo possibile, evitando accuratamente tutte le buone regole per un blog di successo. Conto di riuscirci. Il mio motto è, posto ma non mi sposto. Vedi tutti gli articoli di massimobettini

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