frames 12. non sei felice?

Quando il documentario che stavo guardando in televisione si soffermò sulla fase oscura della fotosintesi clorofilliana laddove il ribulosio bifosfato torna al suo stato iniziale, improvvisamente mi venne una gran voglia di socializzare. Ed era impellente. Mi trattenni, sulle prime non ci si deve troppo lasciare trasportare dagli entusiasmi, e mi feci un tè che mi avrebbe senz’altro aiutato a riflettere sulla mia condizione di cloroplasto costretto ad accreditarsi come essere umano. Incoraggiato dal tepore della mia alga eucariotica mi sottoposi alcune brillanti utopie circa lo sviluppo della giornata.  Pensai che doveva esserci un secchio da qualche parte e non appena lo trovai istintivamente lo misi sotto il rubinetto fino a che fu pieno. Era un’ottima idea. Quindi uscii fuori col mio bel secchio pieno d’acqua, era pesante e dovevo stare attento a procedere con cautela se non volevo che si svuotasse prima del tempo. Mi fermai sul marciapiede per riposare posando il secchio di fianco ai miei piedi. L’acqua barcollò prendendosi qualche lampo di cielo azzurro. Stetti a guardare la gente andare in ogni luogo, le auto scaraventarsi contro la primavera e il sole tiepidamente disegnare le sue ombre. Un uomo veniva verso di me, camminava sbirciando il suo giornale, poi quando mi fu vicino distolse lo sguardo e mi guardò di sfuggita. Non sapeva che era giunto il momento di conoscerci. Raccolsi il secchio e in un colpo solo lo svuotai all’istante contro di lui. Fu un attimo. Il giornale si afflosciò con tutte le sue tristi notizie mentre l’uomo al contrario si drizzò in una smorfia d’apnea, come se fosse diventato un esilarante burattino di legno. Poi inebetito si tolse lentamente gli occhiali, che il giornale non poteva più leggerlo ormai, e mi guardò come si guarda un armadillo che aspetta l’autobus. Quell’uomo era uno spasso, e si meritava un bel sorriso. Ciononostante notai che non aveva alcuna intenzione di condividere i miei sentimenti di fratellanza, doveva essermi capitato un asociale di quelli incurabili. Insomma io sono qui che mi prodigo per avere uno scambio, venirti incontro, non lasciare che tu sia soltanto il primo che passa e tu niente, anzi mi guardi con quel ghigno sprezzante che davvero mi fai sentire un armadillo. Non contento veniva verso di me stringendo un pugno, ehi amico mio allora tu hai problemi, non sei felice? Avevo ancora il secchio in mano e per precauzione glielo infilai in testa approfittando del suo disorientamento per fuggire. Non voglio avere a che fare con certi pazzi. D’ora in poi solo organismi unicellulari per me. Che mondo!

 

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Informazioni su massimobettini

Ho aperto un blog per dimostrarmi che un blog non serve a niente, quindi cercherò di gestirlo nel peggior modo possibile, evitando accuratamente tutte le buone regole per un blog di successo. Conto di riuscirci. Il mio motto è, posto ma non mi sposto. Vedi tutti gli articoli di massimobettini

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