frames 8. io vuole dare fiori te

Fossi arrivato qualche secondo prima sarei su quel treno che si allontana crudele, non starei qui ad ansimare, a vederlo serpeggiare sui prati senza speranza, anzi guarderei  compiaciuto la mia piccola stazione dal vetro diventare sempre più un plastico, con gli omini a trascinare valige, e mi vedrei forse nel plastico respirare con l’affanno di chi ha perso l’ultimo treno utile per quel viaggio che visto da qui, dal binario morto nell’erba alta, non è che un inutile abbaglio. Ho perso il treno che mi avrebbe portato non so dove, ma certo non mi avrebbe lasciato qui, col gomito nell’acqua della fontana, poiché se non sono su quel treno è perché sono inciampato e ho un po’ tentennato a guardare il sangue. C’erano le nuvole nere che si gonfiavano nel cielo e dentro le quali il treno ormai si perdeva. Feci una foto ma non venne niente, forse perché non avevo portato con me la macchina fotografica, che quando ero uscito stamattina mi sembrava tutto così facile, mentre adesso a pensarci non so nemmeno se su quel treno ci fosse un addio o una destinazione ad aspettarmi. So però che era tutta la mia vita, e lo sapevo perché sdraiato sulla panchina sentivo lo sferragliare delle rotaie, i sussulti della carrozza e il clacson prima della galleria. Il capostazione disse che il prossimo treno era domani, ma io non gliel’avevo chiesto, e forse era un modo per dirmi di andare via. Sulla strada di casa mi si fece incontro una zingara, un sorriso triste come un treno che torna indietro per raccogliere i ritardatari, gli occhi neri come il temporale che incombeva. Piovigginava. Aveva dei fiori in mano, ma io non volevo fiori, non volevo aiutarla, non volevo sentimenti, volevo solo la pioggia, e  non meritavo un altro contrattempo. Non ho soldi, dissi quando l’avevo davanti, ed era bella anche se non lo era. No soldi, rispose allungandomi i fiori. Non vuoi soldi, cosa vuoi allora, perché mi guardi così? Il limpido silenzio dei suoi occhi mi faceva ansimare ancora, finché disse, io vuole dare fiori te. E con un timido sorriso se ne andò, serpeggiando sotto la gonna, perdendosi nelle strade del plastico dove un trenino correva e suonava il clacson all’uscita della galleria.

Annunci

Informazioni su massimobettini

Ho aperto un blog per dimostrarmi che un blog non serve a niente, quindi cercherò di gestirlo nel peggior modo possibile, evitando accuratamente tutte le buone regole per un blog di successo. Conto di riuscirci. Il mio motto è, posto ma non mi sposto. Vedi tutti gli articoli di massimobettini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: