frames 7. la mia casa

 

C’era qualcosa sotto l’armadio. Una banconota da dieci. Strano, non viene mai nessuno a casa mia, né tantomeno do feste. Mi abbasso e scopro nell’ombra il profilo di altre banconote, mi inginocchio e appoggio la guancia a terra. Banconote da venti, da cinquanta sparse sotto l’armadio. A occhio sarà stato mezzo stipendio. Non so cosa pensare, ma cosa devi pensare quando trovi inaspettatamente soldi sotto l’armadio, niente li raccogli e vai a sedere sulla poltrona. Se non fosse che anche lì, sulla poltrona, altre improvvise banconote mi aspettano per inquietarmi ulteriormente, e dove siedo adesso io? Non sopporto di non poter usare la mia casa come voglio. Sgombro bruscamente la poltrona per riprendere il mio posto, ma appena sono seduto ho come la sensazione che la libreria di fronte si muova. Banconote di vario taglio infilate tra i libri si agitano come bandierine, ah ecco è la finestra aperta, è il vento che sale dalla strada, e infatti altre banconote sussultano sul pavimento. Però qualcosa non mi torna, cosa ci fanno tutti questi soldi a casa mia? Intanto cominciamo col chiudere la finestra, anzi guarda, già che ci sono faccio una bella cosa, ne butto un po’ giù, due mani piene così la gente che passa sarà contenta, tanto per me basta aprire i cassetti… e infatti, cassetti pieni di banconote, e anche la vasca da bagno, e un pezzo da cento che cade come una foglia secca dal soffitto. Ci deve essere una perdita, o qualcosa del genere. Il suono del campanello mi richiamò alla realtà. Era il padrone di casa, non vorrà ancora l’affitto? L’ho già pagato due anni fa.  Non faccio in tempo ad aprire la porta che, è in ritardo con l’affitto e butta soldi dalla finestra? urla. Allora prendo dal primo cassetto una manciata di banconote e gliele faccio piovere addosso, poi richiudo la porta senza che possa fiatare. Prendo altri soldi, riapro la porta, e gli scateno un altro acquazzone di pezzi da cento che ricadono svolazzando sul suo smarrimento. Bisogna fare qualcosa però, il pavimento è ricoperto di banconote come un bosco in autunno. La vasca è ormai colma e i soldi escono fuori, e anche la pattumiera strabocca di banconote. L’armadio fatica a restare chiuso. E’ mai possibile che ci sono sempre problemi nella vita, non si può mai stare tranquilli, soldi ovunque che strisciano come topi, che roteano come pipistrelli. Tutte a me devono capitare. Cerco disinfestazione, disinfestazione, e chiamo l’impresa, dovete venire subito, qui c’è una perdita, ci sono soldi dappertutto, è uno schifo, fate presto. Arrivarono immediatamente armati di tutto punto, sacchi e aspirapolveri, molto professionali. L’armadio esplose inondando la casa di banconote e io feci un gesto d’intesa come dire, avete visto che roba, e loro risposero, abbiamo capito perfettamente il problema. Mi sentii rassicurato e mi misi in disparte fiducioso. In strada si era radunata una piccola folla che con la testa all’insù seguiva con apprensione i lavori, spettatori irrisolti di un televisore spento. Gli uomini portavano via sacchi e sacchi di banconote, erano instancabili. Sapete come smaltirli? provai a chiedere, immagino non sarà facile. Non si preoccupi risposero, è il nostro mestiere, e che sapessero il fatto loro lo si capiva da come si muovevano in quella tormenta di banconote. A sera quando tutto ormai era tornato alla normalità dissero, se il guasto si ripresenta ci richiami. Certo, non mancherò, mi avete risolto un grosso problema. Richiusero la porta e la casa fu improvvisamente vuota da non sembrare più la mia casa. La vasca era vuota. I cassetti vuoti. Per essere sicuro frugo nelle tasche. Vuote. Che sollievo. Entra ancora un po’ di vento. C’è una banconota da cento sotto l’armadio. La raccolgo e corro alla finestra, ehi, ehi, è rimasta questa. Ma il furgone si sta già allontanando. Nell’oscurità una folla di occhi bianchi giù in basso mi guarda affamata. Ehi, cosa faccio con questa? Il furgone non si vede più, e nemmeno la luna.

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Informazioni su massimobettini

Ho aperto un blog per dimostrarmi che un blog non serve a niente, quindi cercherò di gestirlo nel peggior modo possibile, evitando accuratamente tutte le buone regole per un blog di successo. Conto di riuscirci. Il mio motto è, posto ma non mi sposto. Vedi tutti gli articoli di massimobettini

8 responses to “frames 7. la mia casa

  • guido mura

    Se hai intenzione di cambiare casa, potrei farci un pensierino, anche se una situazione da re Mida potrebbe essere imbarazzante.

  • poetella

    una domandina…
    come mai qui:

    “Arrivarono immediatamente armati di tutto punto, sacchi e aspirapolveri, molto professionali. L’armadio esplose inondando la casa di banconote e io feci un gesto d’intesa come dire,…”

    …cambi tempo?
    prima, tutto al presente, molto coinvolgente, diretto, asciutto.
    Poi…questo passato che diluisce tutto. Perché?

    Comunque, bel racconto.
    Ho quasi deciso…

    • massimobettini

      ebbi sicuro che l’avestirestici preso sto verbo… mi piace enrtare e uscire dai tempi portando la narrazione su piani diversi soprattutto in storie come queste dove lo sfasamento ti porta su un piano poi unico che è quello dell’irrealtà, cioè al di fuori del tempo, se questo è quello che prova il protagonista bisogna che lo provi anche il lettore, in questo caso è un po’ come dire va bene adesso torniamo alla realtà, e paradossalmente la realtà è il passato, così che chi legge non sapendo se sta succedendo realmente o se il protagonista se lo sta solo immaginando, potrebbe concluderne che in fondo è la stessa cosa

  • liberamentemg

    Sì anche a me ha colpito il cambio di tempo verbale, ma forse, proprio perchè l’unica scena al passato è quella che richiede un intervento esterno, sta bene così, accentua ed isola l’elemento onirico.
    … O no? 😉

    • massimobettini

      … o sì? anche a me ha colpito devo dire, comunque ho risposto sopra… approfitto per rispondere a mio fratello che obiettava anche lui qualcosa sui tempi, cioè sul fatto che queste storie cominciano sempre all’imperfetto (del resto nessuno è perfetto) un po’ come le barzellette, è vero ma pensavo che questo potesse anche diventare una specie di marchio di fabbrica per delle istantanee come sono queste storie… ciao

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