frames 5. semafori

Sono fermo al semaforo. Ecco un minuto della mia vita che se ne andrà inutilmente. A pensarci, anche quando sarà verde e ripartirò, passerò altri minuti invisibili seduto su questa macchina, solo compiendo azioni automatiche e obbligatorie. E la mia vita se ne va,  senza che mai mi venga il coraggio una volta di svoltare a destra quando la strada curva a sinistra, o inventarmi una curva nel bel mezzo di un rettilineo. Verde, ecco il verde. Frizione, metto la marcia. Giallo, come giallo? Rosso. Mi guardo intorno, un clacson mi rimbalza addosso, ma non sarà colpa mia se è rimasto verde solo due secondi. Dietro di me altre macchine, io sono il primo della fila, e il semaforo mi fissa beffardo. Vuoi un altro minuto della mia vita? Prendilo non so cosa farmene, che a  pensarci ancora meglio la mia vita è piena di minuti senza senso, anzi è fatta solo di questi sempre meno innumerevoli minuti vuoti, e voi continuate pure con i vostri sguaiati clacson là dietro, dove volete che vada se è rosso. Io quasi me ne starai anche tutto il giorno qui, guarda un po’, sì a guardare la campagna, che se poi anche cominciasse a piovere meglio, la guarderei dai vetri bagnati, e il ticchettio sul cofano scalderebbe i miei pensieri, e vedrei sicuramente un coniglio sbucare da qualche parte. Verde, adesso vado state buoni. Giallo, rosso. Questo semaforo non sta verde più di due secondi, ormai l’abbiamo capito, ma a me sta bene così. Solo verso sera, quando la penombra avanza tutt’intorno, scendo dalla macchina per sgranchirmi un po’. Dai campi striscia il chiacchiericcio delle stoppie bagnate. Ma cosa ci fa un semaforo in questa sterminata campagna? C’è un’unica strada e non c’è nessuno, non ci sono clacson e nemmeno automobilisti che imprecano sbraitando con la cravatta allentata. C’è solo la stridente solitudine del motore che gracchia al semaforo verde. Ritorno in macchina e abbraccio il volante, con un occhio sorveglio il tepore di qualche colore che scivola sul parabrezza. poi scendo e rifaccio due passi. Me la godo, temporeggio. So che la spia della benzina è accesa, e infatti, non appena pronto a ripartire mi rimetto in macchina, il motore tossisce un po’ e poi si spegne. Questo è il silenzio. Quando mi incamminerò alla ricerca di un improbabile distributore vedrò da lontano la macchina ferma davanti al suo semaforo verde, e le ombre della sera portarsela via.

 

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Informazioni su massimobettini

Ho aperto un blog per dimostrarmi che un blog non serve a niente, quindi cercherò di gestirlo nel peggior modo possibile, evitando accuratamente tutte le buone regole per un blog di successo. Conto di riuscirci. Il mio motto è, posto ma non mi sposto. Vedi tutti gli articoli di massimobettini

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